In un tranquillo comune della provincia di Milano, Inzago, si è consumata una tragedia che ha scosso la comunità locale e non solo. Quattro cani di proprietà, lasciati incustoditi, hanno aggredito e ucciso tre gatti, tra cui due appartenenti a una colonia feline e un terzo all’interno di un giardino privato. L’episodio, avvenuto nella giornata di Ferragosto, ha suscitato grande sdegno e ha portato alla luce un problema più ampio: l’abbandono e l’incuria degli animali domestici.
La tragedia di Inzago
La prima segnalazione è arrivata nella mattinata di Ferragosto. Una signora ha avvistato due cani lungo il Naviglio Martesana, uno dei quali con un gatto in bocca. Poco dopo, la conferma più terribile: quattro cani di taglia grande sono entrati in una proprietà privata, uccidendo una gatta. Le telecamere di videosorveglianza hanno immortalato la scena, mostrando i cani mentre aggrediscono anche un gatto nero e uno bianco e nero lungo il Naviglio.
Il giorno successivo, alcune volontarie hanno raccontato con le lacrime agli occhi cosa è successo. Al mattino presto, portavano cibo e acqua ai gatti nei pressi della Cascina Ghiringhella. Due gatti, Nerone e Spelacchio, erano sempre presenti, pronti a ricevere carezze e coccole. Quella mattina, però, sono stati ferocemente uccisi insieme a una gattina rossa in una proprietà privata.
Le volontarie, che si erano prodigate per dare cura e amore a queste creature innocenti, hanno espresso tutta la loro tristezza e rabbia. «Impegno vanificato a causa dell’irresponsabilità, dell’incuria e del menefreghismo di proprietari di cani pericolosi, che avrebbero potuto arrecare danni anche a persone di passaggio», hanno dichiarato.
L’abbandono degli animali: un fenomeno tutto l’anno
L’estate è spesso associata all’allarme abbandono degli animali, ma il problema è molto più ampio e riguarda tutto l’anno. Secondo le principali associazioni di tutela animale, tra giugno e agosto si concentra tra il 25% e il 30% degli abbandoni registrati annualmente. Tuttavia, il fenomeno non è limitato ai mesi estivi e coinvolge diverse regioni del Paese.
In Italia, si contano oltre 100.000 cani ospitati nei rifugi pubblici o privati, con una forte concentrazione al Sud. Di questi, più di 14.000 rischiano di trascorrere tutta la vita in un rifugio senza trovare una famiglia. La distribuzione degli abbandoni evidenzia una forte differenza territoriale: circa il 20% al Nord, il 30% al Centro e il 50% al Sud. Sicilia, Campania, Calabria, Puglia e Lazio concentrano oltre il 65% dei cani randagi e vaganti stimati a livello nazionale.
La situazione dei gatti non è molto diversa. In Italia, i gattili censiti sono appena 116, concentrati soprattutto al Nord. Nel Mezzogiorno, la gestione dei gatti liberi avviene più frequentemente attraverso le colonie feline. Secondo le stime, ci sono circa 63.000 colonie feline registrate, ma il dato reale è probabilmente più elevato. Ogni anno, vengono abbandonati circa 80.000 gatti, sommandosi ai 50.000 cani, per un totale di circa 130.000-135.000 animali abbandonati ogni anno in Italia.
Un incontro straordinario sul Cammino di Santiago
In contrasto con queste storie di abbandono e incuria, c’è un racconto che parla di un incontro straordinario. Julio, un giovane pellegrino partito da Sarria per percorrere il Cammino di Santiago, ha incontrato un piccolo gatto randagio che ha deciso di seguirlo per circa 15 chilometri, da Palas de Rei a Melide. «Mi si arrampicava addosso, mi seguiva per tutto il tragitto e ogni volta che facevo un passo avanti lui mi seguiva», ha raccontato il giovane.
Julio ha capito che non poteva lasciare il gatto. A Melide ha cercato una clinica veterinaria e ha portato il gattino a fare un controllo. Gli sono state rimosse pulci e zecche ed è stato sottoposto a una prima valutazione delle sue condizioni di salute. Poi sono arrivati gli acquisti indispensabili per continuare il viaggio in sicurezza: uno zaino trasportino, una pettorina e un guinzaglio. Il piccolo aveva ormai anche un nome: Santi.
La parte più difficile della storia arriva quando Santi scompare nel bosco a pochi chilometri da Santiago. Julio non ha esitato a tornare indietro per cercarlo, noleggiando una bicicletta e percorrendo più volte lo stesso tratto del Cammino. Alla fine, è riuscito a ritrovarlo. «Non ho parole per descrivere il momento in cui sono riuscito a recuperarlo», ha detto Julio.
Una volta arrivati a Santiago, Julio ha portato Santi a fare un controllo veterinario più approfondito e alla ricerca del microchip, che non ha. Viene individuato anche un problema agli occhi, che viene curato. A quel punto il piccolo gatto può finalmente cominciare una vita diversa da quella che aveva conosciuto fino a quel momento. Non più lungo i sentieri del bosco, ma in una casa. Con una famiglia. E con un altro gatto che diventa il suo nuovo fratello.
La storia di Santi potrebbe facilmente trasformare Julio nel protagonista di un racconto sull’eroismo. Ma lui rifiuta questa lettura. «Non sono un supereroe. Tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione di tante persone che ho incontrato in questo meraviglioso viaggio».



