Francesco Guccini, una delle voci più amate della musica italiana, ha lasciato un segno indelebile non solo con le sue canzoni, ma anche con il suo amore per gli animali, in particolare per i gatti. Nella sua casa di Pavana, i felini erano una presenza costante, compagni di vita che il cantautore osservava con affetto e rispetto.
Guccini ha sempre avuto una predilezione per i gatti, animali indipendenti e misteriosi che, secondo lui, sceglievano il proprio umano senza mai perdere la loro libertà. Questa caratteristica li rendeva particolarmente vicini al suo carattere.
Una vita tra i gatti
Il primo ricordo felino di Guccini risale agli anni trascorsi nel mulino dei nonni, dove i gatti erano indispensabili per tenere lontani i topi. Tra questi, uno in particolare, chiamato Medica, ha lasciato un segno indelebile nella sua memoria. Nel corso degli anni, il numero di gatti che hanno condiviso la sua vita ha superato la decina, ognuno con una storia unica.
Tra i suoi compagni felini, c’era una gatta nera sciancata, con un orecchio amputato, che aveva trovato rifugio nella sua casa. C’era anche un gatto dal lungo pelo nero, senza denti e incapace di alzare la coda per via dell’età. Guccini, con la sua ironia caratteristica, commentava: «Sono vecchio anche io, la sopporto».
Un altro gatto, Stagno, arrivato con la moglie Raffaella, era particolarmente indipendente. Guccini lo descriveva con affetto e umorismo: «Da questo gatto io sono semplicemente tollerato… Non esiterei a definirlo stronzo, ma come tutti i gatti è bellissimo».
Un impegno concreto per i gatti abbandonati
L’amore di Guccini per i gatti non si limitava alla sua vita privata. Quando il rifugio di Marzabotto ha attraversato un periodo di difficoltà economiche, aggravato dall’aumento dei costi delle bollette, il cantautore ha prestato il suo volto per invitare il pubblico ad aiutare la struttura. Preferiva chiamarla «ricovero» piuttosto che «gattile», sottolineando il rispetto che nutriva verso chi ogni giorno si prende cura degli animali abbandonati.
«Invito tutti coloro che amano i gatti ad aiutarli. Ma invito anche coloro che ancora non li amano ad imparare a farlo», diceva Guccini. Un appello che ha mobilitato migliaia di persone e che resta una delle testimonianze più concrete del suo impegno per gli animali.
I gatti nell’arte di Guccini
L’amore per i felini è entrato anche nella sua produzione artistica. Quando ha presentato l’album Canzoni da intorto ha scelto di mostrarsi con una gatta tra le braccia. Tra i brani del disco ha inserito anche El me gatt una canzone di Ivan Della Mea dedicata alla tragica uccisione di un gatto, un omaggio che rifletteva la sensibilità del cantautore verso questi animali.
Nella prefazione del libro Non so che viso avesse Guccini ha dedicato un pensiero speciale ai molti felini che avevano condiviso la sua esistenza: «Non bisognerebbe tacere della multiforme e variegata e agile esistenza degli undici gatti che si sono degnati di farmi compagnia, accondiscendendo a vivere per molti anni accanto a me, ognuno con il proprio carattere, ognuno con la propria storia gatta».
Oggi, mentre l’Italia saluta uno dei suoi più grandi cantautori, resta anche l’immagine di un uomo che, come amava raccontare lui stesso, riusciva ancora a perdersi «nei mondi dentro agli occhi dei suoi gatti». Una poesia che continuerà a vivere ben oltre le sue canzoni.



