La diagnostica veterinaria è entrata in una fase matura: strumenti affidabili e prestazioni crescenti sono ormai un dato acquisito. Oggi, però, la vera frontiera non è aggiungere un altro tassello tecnologico, ma far sì che i tasselli si incastrino in un unico percorso clinico scorrevole. L’esigenza è duplice: integrare i workflow e ridurre il tempo tra esame, referto e decisione terapeutica.
Questa traiettoria emerge con chiarezza dalla survey “Diagnostica veterinaria: strumenti, workflow e comunicazione nella pratica clinica”, realizzata con il contributo non condizionante di Fujifilm Healthcare Italia e lanciata al Congresso SCIVAC 2026. La raccolta dei dati è stata curata da VET33 e fotografa il divario tra il potenziale delle tecnologie e la loro reale interoperabilità nella routine ambulatoriale.
SCIVAC 2026: integrazione al 15% e priorità all’AI
Il numero che più colpisce è essenziale e, al tempo stesso, eloquente: soltanto il 15% dei veterinari dichiara di lavorare con un workflow completamente integrato. Le criticità si addensano in aree note come refertazione, dialogo tra software e tempi complessivi del percorso diagnostico. Ne deriva una richiesta esplicita: soluzioni che non solo alzino l’asticella della performance, ma che semplifichino davvero i passaggi operativi di ogni giorno.
Guardando al domani, i professionisti indicano tre traiettorie tecnologiche con il potenziale di incidere maggiormente sulla pratica. In testa c’è l’intelligenza artificiale segnalata dal 60% del campione, seguita dalla diagnostica per immagini avanzata (54%) e dall’integrazione dei dati clinici (32%). La prospettiva resta tuttavia pragmatica: l’AI dovrà dimostrare, in contesti reali, la capacità di inserirsi nei workflow e di migliorare in modo misurabile qualità diagnostica ed efficienza organizzativa.
“Let’s Lift the Clouds”: la strategia europea di FVet
Dentro questo scenario si colloca la strategia europea di FVet® la divisione veterinaria di Fujifilm Healthcare Italia che con l’iniziativa “Let’s Lift the Clouds” punta a una meta precisa: ridurre l’incertezza lungo il percorso diagnostico e restituire tempo e attenzione al medico per il paziente. Il baricentro è il point-of-care cioè strumenti in grado di produrre risultati affidabili direttamente in clinica accorciando il tragitto tra dato e decisione.
Il primo tassello concreto di questo approccio è FVet® FUJI DRI-CHEM® SLIDE v-UPC una soluzione pensata per la misurazione rapida in ambulatorio del rapporto proteine/creatinina urinaria (UP/C) in cani e gatti. Il test consente di supportare lo screening e il monitoraggio della malattia renale cronica negli animali da compagnia, integrandosi nel flusso clinico con una procedura automatizzata snella e tempi contenuti. Il sistema fornisce una misurazione in circa 5 minutes e presenta una correlazione del 98,8% rispetto ai metodi di chimica umida, rendendo il risultato rapido e al tempo stesso consistente con i riferimenti di laboratorio.
Dalla misura alla scelta clinica, senza tempi morti
La proteinuria persistente, rilevata tramite il rapporto UP/C è un indicatore cruciale nella gestione della patologia renale in cani e gatti: poter eseguire il test nel momento della visita aiuta a diminuire il turnaround diagnostico e mette il professionista nella condizione di assumere decisioni più tempestive. È l’essenza del point-of-care testing rendere disponibili informazioni cliniche utili e tempestive proprio dove servono, contenendo passaggi ridondanti e riducendo l’incertezza nelle scelte terapeutiche.
Verso un ecosistema unico: workflow, imaging e dati
L’obiettivo dichiarato è costruire un ecosistema in cui imagingdiagnostica di laboratorio e strumenti digitali non restino elementi separati, ma concorrano a un unico percorso diagnostico. In questo senso, l’integrazione dei dati e la semplificazione operativa diventano il vero acceleratore di valore: ciò che trasforma una tecnologia avanzata in un vantaggio pratico, misurabile in minuti risparmiati e in decisioni più sicure per il paziente.
La visione è stata riassunta da Davide Campari Managing Director di Fujifilm Healthcare Italia«La survey ci restituisce un messaggio molto chiaro: il veterinario non chiede semplicemente più tecnologia, ma tecnologie che lavorino meglio insieme». La direzione,
La roadmap indica un ampliamento progressivo del portafoglio diagnostico e terapeutico FVet® in risposta all’evoluzione dei bisogni del mercato e dei workflow clinici. L’ambizione è un modello in cui strumenti, dati e competenze dialoghino in modo naturale, dal primo sospetto clinico fino al monitoraggio, così da sostenere decisioni informate, snellire la pratica quotidiana e valorizzare il ruolo del veterinario in ogni fase della cura.



