Negli ultimi anni il numero di persone che decide di adottare un animale da un canile è in costante crescita, ma l’entusiasmo non è sempre accompagnato da informazioni concrete. Le difficoltà incontrate nei primi mesi di convivenza possono trasformare un gesto d’amore in una fonte di stress, soprattutto quando mancano dati sulla storia clinica o consigli su come gestire i primi comportamenti del nuovo membro della famiglia.
Elisabetta Canalis e la sua compagna Josie: un legame nato dal canile
La showgirl, nota per la sua sensibilità verso i diritti degli animali, ha condiviso sui social la sua esperienza con Josie, una cagnolina di grossa taglia adottata da un rifugio. In un video Instagram, la cantante afferma che senza Josie non avrebbe avuto il coraggio di dormire da sola in campagna né di alzarsi alle cinque del mattino per una corsa. “Adottarla è stata una delle cose più giuste che abbia mai fatto” scrive, evidenziando come la presenza di un grande cane possa fornire sicurezza in situazioni di isolamento.
Canalis non si è limitata a dare una casa a Josie: ha inoltre dichiarato di essere una “foster mom”, cioè di accogliere temporaneamente cani del canile finché non trovano una famiglia definitiva. Nell’aprile 2024 la showgirl aveva già accolto un altro grande amico, Charlie, raccontando di aver sentito “una voglia di vivere e allegria” nonostante i dieci giorni trascorsi in gabbia insieme a molte altre anime perdute. Il gesto ha rinforzato il messaggio che l’adozione può cambiare sia la vita dell’animale che quella del proprietario.
Le difficoltà che incontrano gli italiani nell’adottare un cane dal canile
Una ricerca internazionale commissionata da Mars, condotta da Censuswide su più di 26.000 intervistati, ha messo in luce le principali barriere percepite dagli italiani. Il 46% della popolazione ha almeno una esperienza di adozione da rifugio, ma quasi la metà di loro riferisce di sentirsi abbandonati nella fase di inserimento. Solo il 56% si dichiara sicuro di conoscere le tappe dell’iter, mentre il 16% non sa nemmeno da dove cominciare.
Il dato più preoccupante è il 33% dei neo-adottanti che non riceve informazioni sulla storia clinica del cane, seguito dal 22% che dubita della compatibilità con il proprio stile di vita. Inoltre, il 13% rimanda la decisione per timore di non riuscire a soddisfare i bisogni dell’animale, e il 16% chiederebbe un supporto più strutturato da parte di esperti.
Mancanza di informazioni cliniche e comportamentali
Le statistiche mostrano che solo il 36% degli adottanti si sente pronto a gestire possibili comportamenti aggressivi, mentre il 38% teme difficoltà legate al sonno o all’educazione all’igiene domestica. Questa carenza di preparazione è una delle cause principali dei ritorni dei cani nelle strutture di accoglienza.
Il ruolo degli educatori cinofili nei canili
In diverse regioni italiane – Lazio, Campania, Piemonte – la presenza di un educatore cinofilo è prevista per legge, ma non esistono parametri chiari sul numero di professionisti rispetto alla popolazione canina ospitata. Le gare d’appalto per la gestione dei canili richiedono ormai la presenza di tali figure, ma manca ancora una soglia minima che garantisca un accompagnamento efficace per ogni animale e per ogni famiglia adottante.
Secondo la ricerca, il 25% degli intervistati vorrebbe un aiuto concreto per gestire la possessività verso cibo e oggetti, e il 19% richiederebbe indicazioni specifiche per l’uso del guinzaglio. Inoltre, il 13% non conosce la precedente routine alimentare del cane, e il 50% desidererebbe consigli da veterinari o nutrizionisti per definire una dieta adeguata.
Il programma “Clearing the Path to Responsible Adoption”, lanciato da Mars in concomitanza con il Global Adoption Weekend 2026, mira a colmare queste lacune fornendo materiale informativo, linee guida pratiche e un servizio di assistenza post-adozione in più di 30 paesi.
Il caso di Elisabetta Canalis dimostra che, quando le informazioni e il supporto sono presenti, l’adozione può diventare una fonte di crescita personale e di benessere per tutti gli attori coinvolti. Allo stesso tempo, i dati dell’indagine sottolineano l’urgenza di strutturare un percorso più trasparente e accompagnato, affinché ogni nuova coppia uomo-cane possa vivere un’esperienza positiva fin dal primo giorno sul divano.



