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3 Luglio 2026

Cani maltrattati a Ramiswil: il rapporto che accusa le autorità

Un'indagine indipendente rivela gravi carenze nella gestione del caso di maltrattamento di 122 cani a Ramiswil. Le autorità solettesi sotto esame.

Cani maltrattati a Ramiswil: il rapporto che accusa le autorità

Un’indagine indipendente ha portato alla luce gravi carenze nella gestione del caso di maltrattamento di 122 cani nella fattoria di Ramiswil, nel Canton Soletta. Il rapporto, redatto da uno studio legale, critica aspramente le autorità locali per non aver adeguatamente considerato i rischi legati alle condizioni degli animali.

Il servizio veterinario è stato accusato di aver concentrato eccessivamente le proprie attenzioni su misure amministrative, trascurando i rischi specifici legati ai maltrattamenti subiti dai cani. Questi animali, appartenenti a diverse razze, sono stati tutti soppressi a causa delle loro gravi condizioni di salute.

Le criticità emerse nel rapporto

Secondo il rapporto, le autorità hanno riposto troppa fiducia nella proprietaria della fattoria, una donna di 57 anni attualmente sotto indagine penale. La donna avrebbe dato l’impressione di collaborare, facendo promesse non mantenute e utilizzando i suoi dipendenti per mascherare le reali condizioni degli animali. Il suo comportamento è stato descritto come evasivo e manipolatorio.

Il deterioramento delle condizioni nella fattoria di Ramiswil non è attribuibile a decisioni errate o a lacune del servizio veterinario, ma il rapporto sottolinea che non tutti i cani avrebbero dovuto essere soppressi. Oltre ai cani, le autorità cantonali hanno preso in carico anche 43 cavalli, successivamente venduti all’asta, e due capre.

La reazione della Protezione Svizzera degli Animali

La Protezione Svizzera degli Animali (PSA) ha annunciato di aver sporto denuncia contro ignoti, definendo “incomprensibile” la decisione di sopprimere i 122 cani senza una valutazione individuale. La PSA ha descritto il rapporto come “inquietante, opprimente e rivelatore delle debolezze umane”.

Il rapporto discute le circostanze esatte del perché, come e con quali metodi siano stati uccisi i 122 cani solo in modo insufficiente. Dal punto di vista della PSA, l’appartenenza a una determinata razza non deve essere un criterio per sopprimere un cane. Piuttosto, prima di una decisione di soppressione, lo stato di salute e il carattere di ogni singolo animale devono essere esaminati approfonditamente.

Le responsabilità delle autorità

Per la PSA, il rapporto mostra che i meccanismi di controllo statali non sono stati sufficienti. “È evidente che in questo caso non solo la proprietaria degli animali ha fallito, ma anche la vigilanza. Se alla fine devono essere soppressi circa 122 cani, sorge inevitabilmente la questione della responsabilità delle autorità”, ha dichiarato Peter V. Kunz, presidente della PSA.

Le autorità inquirenti devono chiarire completamente la soppressione di tutti i 122 animali. La proporzionalità gioca un ruolo importante in questo contesto, e la PSA richiede una valutazione individuale dello stato di salute e del carattere di ogni cane prima di prendere decisioni così drastiche.

Autore

Greta Salvati

Greta Salvati, giornalista specializzata in animali domestici e benessere animale, divulga consigli su cura, salute e convivenza con cani, gatti e altri animali, basandosi su fonti veterinarie.