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24 Ottobre 2026

Processo simulato al lupo per un vitello: assoluzione per necessità

Un lupo è stato assolto in un processo simulato a Mestre perché la legge esclude la crudeltà quando l'animale caccia per necessità.

Processo simulato al lupo per un vitello: assoluzione per necessità

Il 23 ottobre, nell’auditorium di Mestre, una sede giudiziaria fittizia ha ospitato il processo simulato di un lupo accusato di aver ucciso un vitello di proprietà di un allevatore locale. L’evento, organizzato dalla Camera penale veneziana con la collaborazione dell’Università Ca’ Foscari, ha ricreato fedelmente le dinamiche di un vero dibattimento: giudice, pubblico ministero, difensori, testimoni ed esperti hanno discusso la fattispecie prevista dall’articolo 544 bis del Codice penale.

Il procedimento fittizio: accusa, difesa e testimonianze

Il pubblico ministero ha sostenuto che il lupo avrebbe commesso uomoctomia ingiustificata, proponendo una pena che spaziava dal confinamento permanente a una detenzione a vita. Per sostenere la propria tesi, ha invocato la presunta crudeltà del predatore, citando la vulnerabilità dell’animale domestico e l’assenza di misure di protezione da parte dell’allevatore. Alcuni testimoni, tra cui un agricoltore fittizio di nome Giovanni Pascoli, hanno evidenziato le difficoltà economiche di installare recinzioni elettrificate o cani da guardia, ma hanno comunque ottenuto un risarcimento dallo Stato.

Il ruolo dell’attore che interpreta il lupo

Il lupo, interpretato dall’attore Moreno Corà, ha potuto “parlare” attraverso una deposizione in cui ha spiegato la sua natura carnivora e la necessità di procurarsi cibo per sé e per il branco. Ha sottolineato come l’intervento umano, occupando habitat e lasciando prede incustodite, abbia facilitato la predazione. Il discorso dell’attore è stato utilizzato per inquadrare la dinamica come un atto di sopravvivenza e non di “crudele aggressione”.

Quadro giuridico: articolo 544 bis e i presupposti di crudeltà

La difesa ha puntato sul fatto che l’articolo 544 bis punisce l’uccisione di un animale solo quando sono configurati due elementi essenziali: la crudeltà e la mancanza di necessità. L’avvocato Monica Gazzola ha citato la giurisprudenza e ha fatto ricorso alla testimonianza della zoologa Mia Canestrini, esperta di fauna selvatica, per dimostrare che il lupo non caccia per divertimento ma per soddisfare bisogni biologici imprescindibili. Canestrini ha inoltre ricordato che la specie, una volta quasi estinta negli anni ’70, è oggi protetta a livello nazionale e europeo, con una popolazione stimata tra 3.300 e 3.900 esemplari in Italia.

Statistica delle prede e impatto ecologico

Secondo i dati citati dalla zoologa, il territorio italiano ospita circa un milione di cinghiali e numerosi caprioli, cervi e altri ungulati, che costituiscono la dieta tipica del lupo. La maggiore disponibilità di prede è stata identificata come uno dei motivi principali del successo del ripopolamento naturale della specie, avvenuto senza interventi di rilascio deliberato. L’assenza di crudeltà e la presenza di necessità sono dunque gli elementi decisivi per l’assoluzione.

Conflitto uomo-lupo: indicazioni operative per le aree urbane e rurali

Parallelamente al dibattimento, il tenente colonnello Simone Cecchini, comandante dei carabinieri forestali di Ancona, ha illustrato le linee guida per ridurre gli avvistamenti e gli attacchi dei lupi “confidenti” nelle zone urbane delle Marche. Tra i consigli più importanti: non lasciare cibo o avanzi nei pressi delle abitazioni, mantenere i cani al guinzaglio o al chiuso durante le ore crepuscolari, e, in caso di avvistamento, parlare a voce alta, muoversi lentamente all’indietro e non scattare a inseguire l’animale.

Strategie di prevenzione nelle aziende agricole

L’allevatore ipotetico ha sottolineato che, senza finanziamenti pubblici, è difficile sostenere i costi di recinzioni elettrificate o di cani da guardia. Ha quindi richiesto maggiori incentivi statali per la protezione del bestiame. La discussione ha messo in luce la necessità di un approccio integrato che contempli sia la tutela dell’ecosistema sia la salvaguardia dell’attività agroalimentare.

Al termine del dibattimento, la magistratura ha dichiarato che “il fatto non sussiste” ai sensi dell’articolo 544 bis: il lupo, agendo per necessità, non può essere ritenuto responsabile di un atto di crudeltà. La sentenza simbolica ha concluso con un’assoluzione, ribadendo la necessità di adottare misure preventive piuttosto che ricorrere a sanzioni penali contro la fauna selvatica.

Autore

Greta Salvati

Greta Salvati, giornalista specializzata in animali domestici e benessere animale, divulga consigli su cura, salute e convivenza con cani, gatti e altri animali, basandosi su fonti veterinarie.