L’effetto Bouba-Kiki è noto da tempo negli esseri umani: una parola priva di significato richiama inconsciamente una figura rotonda (Bouba) o appuntita (Kiki). Recenti ricerche hanno appena dimostrato che anche i cani condividono questa tendenza, indicando che la corrispondenza cross-modale tra suono e forma non è esclusiva del linguaggio umano.
Lo studio di Parma: metodo e partecipanti
Il progetto, condotto da un team di etologi dell’Università di Parma, ha coinvolto settanta cani adulti. Gli animali sono stati messi di fronte a due pannelli: uno con una figura arrotondata, l’altro con una forma spigolosa. Durante le prove, dagli altoparlanti sono stati alternati i suoni “Bouba” e “Kiki”. Ogni sessione è durata trenta secondi e i soggetti hanno partecipato a quattro cicli consecutivi. I movimenti della testa e la direzione dello sguardo sono stati registrati con telecamere ad alta risoluzione e analizzati da algoritmi di intelligenza artificiale capaci di rilevare con precisione l’attenzione visiva.
Prima fase con 51 cani
Nella prima sperimentazione, 51 cani sono stati tenuti in braccio ai loro proprietari, i quali rimanevano neutrali e senza alcun contatto visivo con gli stimoli. Quando è stato riprodotto “Bouba”, la maggior parte degli animali ha fissato più a lungo il pannello rotondo; con “Kiki” il loro sguardo si è spostato verso la figura appuntita. Inoltre, nella fase di libera esplorazione, i cani hanno trascorso più tempo a toccare o annusare la forma spigolosa dopo aver sentito “Kiki”.
Controllo con cuffie su 19 cani
Per escludere l’influenza inconsapevole dei proprietari – noto come effetto Clever-Hans – è stata realizzata una seconda serie di test con diciannove cani. In questa occasione, le persone indossavano cuffie con musica, impedendo loro di udire le parole emesse dagli altoparlanti. Nonostante l’assenza di feedback umano, i risultati hanno riprodotto fedelmente il pattern osservato in precedenza: “Bouba” ha stimolato l’attenzione verso la forma arrotondata, mentre “Kiki” ha favorito lo sguardo sulla figura appuntita.
Risultati: associazioni suono-forma nei cani
Le analisi statistiche hanno confermato una corrispondenza significativa tra i due stimoli acustici e le immagini presentate. In termini di tempo medio di fissazione, i cani hanno guardato la sagoma rotonda per il 15 % in più quando sentivano “Bouba”, e la forma spigolosa per circa il 18 % in più con “Kiki”. Un dato curioso è emerso nella fase iniziale: indipendentemente dal suono, i cani hanno rivolto il primo sguardo più rapidamente verso l’oggetto appuntito, suggerendo una predisposizione attentiva verso gli spigoli.
Implicazioni evolutive e prospettive future
Questi risultati ampliano le evidenze già raccolte su pulcini di pochi giorni, i quali mostrano lo stesso fenomeno senza alcuna esperienza linguistica. La presenza dell’effetto Bouba-Kiki in specie così distanti suggerisce che la capacità di legare suoni a forme possa derivare da meccanismi percettivi antichi, piuttosto che da apprendimento culturale. I ricercatori propongono di estendere lo studio a cuccioli, volpi e gatti per verificare se la familiarità con la voce umana influisca sull’associazione. Inoltre, comprendere come i cani elaborano tali corrispondenze potrebbe aprire nuove strade per migliorare la comunicazione interspecifica, rendendo più efficaci i comandi vocali attraverso l’uso di toni che naturalmente guidano l’attenzione dell’animale.



