Negli ultimi giorni tre differenti aree del Nord-Italia hanno dovuto fronteggiare una drammatica moria di pesci nei corsi d’acqua: il Polesine, la zona intorno a Belricetto, in Romagna, e la Maremma toscana nella frazione di Albinia. In tutti i casi le autorità hanno avviato operazioni di emergenza, ma le cause rimangono ancora oggetto di indagine.
Sversamento di fertilizzante organico nel Polesine
Un impianto cerealicolo di Ficarolo ha rilasciato nella rete dei canali del Polesine una notevole quantità di borlanda fertilizzante organico di origine vegetale. Il rilascio ha contaminato più corsi d’acqua a livello intercomunale, provocando una grave alterazione degli ecosistemi acquatici e l’uccisione di migliaia di pesci. La Provincia di Rovigo, in collaborazione con il Comune di Occhiobello, ha subito attivato un tavolo tecnico con Arpav, l’Ulss 5 Polesana, il Consorzio di Bonifica, Acquevenete e tutti i comuni interessati per definire un piano di ripristino ambientale.
Interventi di bonifica e smaltimento delle carcasse
L’amministrazione provinciale, guidata dal presidente Enrico Ferrarese, ha incaricato la società pubblica Ecoambiente di rimuovere le carcasse, considerandole un pericolo igienico-sanitario e una fonte potenziale di ulteriori danni ecologici. L’azienda responsabile dello sversamento ha dichiarato la disponibilità a farsi carico di tutti i costi di bonifica. Il sindaco di Occhiobello, Irene Bononi, ha sottolineato la necessità di liberare al più presto i corsi d’acqua per tornare “allo status quo ante”.
Moria di pesci a Belricetto, lungo lo scolo Casale
Un agricoltore della frazione lughese di Belricetto ha segnalato domenica mattina la presenza di centinaia di pesci morti – soprattutto alborelle, ma anche carassi e carpe – lungo lo scolo Casale, un nuovo canale di bonifica che attraversa la zona. Il fenomeno è stato osservato su un tratto di diverse centinaia di metri, con alcuni esemplari ancora in fase di agonismo. L’autore della segnalazione ipotizza due possibili cause: un scarico inquinante a monte o una brusca carenza di ossigeno legata a temperature elevate e prolungata siccità.
Richieste di verifica da parte degli enti tecnici
Le autorità competenti – Arpae e il Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale – sono state sollecitate a effettuare indagini approfondite per chiarire l’origine della morte di massa. Il caso richiama alla memoria un episodio simile avvenuto l’estate precedente a Villa Pianta di Alfonsine, dove anche lì si era registrata una striscia di pesci morti lungo il canale “Principale Lavezzola”.
Albinia, 300 kg di pesci morti nel canale principale 6
Nel comune di Orbetello, precisamente nella zona di via della Pace ad Albinia, la Polizia locale ha rilevato la presenza di circa 300 chilogrammi di carcasse di pesci adulti nel canale principale 6 del reticolo di bonifica. L’odore proveniente dalla decomposizione aveva già allarmato i residenti. Il sindaco Andrea Casamenti ha autorizzato l’intervento immediato dell’Ufficio Ambiente, che ha provveduto alla rimozione delle carcasse e alla pulizia del tratto interessato.
Indagini in corso per individuare la causa
Il comune ha richiesto ad Arpat di avviare gli accertamenti necessari a verificare se la mortalità sia riconducibile a un improvviso cambiamento dei parametri idrici, a una carenza di ossigeno o a un possibile sversamento non autorizzato. Europa Verde, rappresentata dal portavoce Emanuele Perugini, ha chiesto trasparenza totale, l’analisi pubblica dei campioni d’acqua e la rapida identificazione di eventuali responsabili.
Risposte istituzionali e prospettive future
Le tre situazioni, seppur distanti, mostrano un modello comune: la rapida mobilitazione di enti provinciali, comuni e società operative per gestire l’emergenza. In Veneto, la collaborazione tra provincia, comuni e società di bonifica è stata definita “valore aggiunto fondamentale”. In Romagna, la richiesta di intervento da parte degli agricoltori ha spinto le autorità a intensificare i controlli sui rifiuti industriali. In Toscana, la pressione di Europa Verde ha indotto una richiesta di massima trasparenza. Tutti i casi sottolineano l’importanza di un monitoraggio costante della rete idrica e di una pronta risposta per evitare che incidenti ambientali simili si ripetano.


