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18 Settembre 2026

Divieto di irrigazione nei canali del Polesine dopo l’allagamento di borlanda

Una perdita di borlanda da un'azienda di Ficarolo ha trasformato i canali del Polesine in acque mortali, costringendo i comuni a vietare l'irrigazione finché le analisi non confermeranno la sicurezza.

Divieto di irrigazione nei canali del Polesine dopo l’allagamento di borlanda

Il Polesine è improvvisamente stato al centro di un’emergenza ambientale: un sversamento accidentale di un fluido organico noto come borlanda ha contaminato i canali di bonifica, provocando una massiccia moria di pesci e un immediato intervento delle autorità locali.

Sversamento di borlanda a Ficarolo: cause e dinamica dell’incidente

Lo scandalo è scoppiato nella domenica 13 settembre, quando la ditta Borsari, operante in un ex zuccherificio di Ficarolo, ha registrato la rottura di un tubo e di un manicotto collegati a una cisterna di contenimento. La fessurazione della cisterna ha permesso al fluido, derivato dalla lavorazione della melassa di barbabietola, di fuoriuscire nella rete fognaria interna dell’impresa e, successivamente, nella rete pubblica, per poi riversarsi nei canali gestiti dal Consorzio di Bonifica.

Caratteristiche della borlanda e impatto sull’ossigeno

La borlanda è un fertilizzante organico di origine vegetale dal colore marrone scuro, consistenza viscosa e odore pungente. Sebbene non sia classificata come pericolosa per la salute umana, la sua immissione massiva nell’acqua ha provocato una drastica diminuzione dell’ossigeno disciolto. La carenza di ossigeno ha soffocato la fauna ittica, provocando la morte di centinaia di esemplari nei tratti interessati.

Conseguenze ambientali: mortalità ittica e reazioni delle autorità

Le acque dei canali hanno assunto una colorazione marrone innaturale, accompagnata da un cattivo odore che ha allertato i residenti lungo le sponde. I primi rilievi hanno segnalato fiumi e scoli pieni di pesci morti e una qualità dell’acqua gravemente compromessa. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, i Carabinieri, il personale di Acquevenete, il Consorzio di Bonifica, l’ARPA Veneto e l’ULSS 5 Polesana, tutti impegnati in operazioni di contenimento, aspirazione del materiale contaminante e prelievi per le analisi.

Le indagini hanno confermato che, pur non essendo tossica per l’uomo, la borlanda ha alterato in modo significativo l’ecosistema acquatico. Il Consorzio di Bonifica ha delimitato l’area colpita e ha avviato un programma di depurazione, mentre le autorità sanitarie hanno monitorato costantemente i parametri di ossigeno disciolto e altri indicatori chimici.

Provvedimenti dei Comuni di Ficarolo e Occhiobello

Il sindaco di Ficarolo, Fabiano Pigaiani, ha emesso una prima ordinanza di emergenza subito dopo l’incidente, ordinando alla ditta Borsari la messa in sicurezza dell’impianto e l’attuazione delle prescrizioni dei controlli. Il 17 settembre ha firmato una seconda ordinanza, resa anche sui canali social, che vieta temporaneamente il prelievo e l’uso per irrigazione delle acque provenienti da Cavo di Destra, Cavo Castellara e Fossa Marchesana. L’interdizione è valida fino a quando i successivi campionamenti non dimostreranno il ritorno alla normalità.

Allo stesso modo, il sindaco di Occhiobello, Irene Bononi, ha promulgato l’ordinanza 101/2026, che estende il divieto di estrazione alle acque dei canali Cavo Bentivoglio, Scolo Poazzo, Scolo Fasola, Scolo Mainarda e Dossi Marozza. Anche in questo caso, il provvedimento resta in vigore fino a quando le analisi dell’ARPA non certificheranno che le condizioni idriche siano nuovamente compatibili con l’irrigazione.

Altri episodi nella zona: incendio a Taglio di Po e misure precauzionali

Non è l’unico evento a scatenare allarmi simili nella regione. A Taglio di Po, un incendio ai capannoni dell’azienda dei fratelli Forte ha richiesto l’uso di grandi quantità d’acqua di spegnimento. Le autorità hanno osservato una colorazione marrone e la presenza di schiuma negli incroci di canali Veneto inferiore, Medi, di Tramontana e di Veneto, con conseguente moria di pesci. La sindaca Laila Marangoni, avvisata dal Consorzio di Bonifica Delta del Po, ha emanato un’ordinanza che vieta l’utilizzo di queste acque per qualsiasi scopo – irriguo, domestico, zootecnico o ricreativo – fino a quando le analisi non confermeranno l’assenza di contaminanti.

Queste misure precauzionali sottolineano la necessità di un monitoraggio continuo e di una pronta risposta coordinata tra enti locali, aziende e organismi tecnici, per tutelare sia la salute pubblica sia l’ambiente.

Le indagini proseguono e le autorità hanno promesso di aggiornare la popolazione non appena saranno disponibili i risultati definitivi delle analisi. Nel frattempo, agricoltori e pescatori sono invitati a osservare il divieto di prelievo e a segnalare eventuali anomalie delle acque ai numeri di emergenza comunali.

Autore

Greta Salvati

Greta Salvati, giornalista specializzata in animali domestici e benessere animale, divulga consigli su cura, salute e convivenza con cani, gatti e altri animali, basandosi su fonti veterinarie.