Negli ultimi anni i animali domestici hanno superato il ruolo tradizionale di semplice compagnia per diventare veri e propri pilastri emotivi del nucleo familiare. Il loro contributo al benessere psicologico dei proprietari è ormai riconosciuto, tanto da spingere le famiglie a considerare la salute dell’animaletto come un dovere etico prioritario.
Diffusione degli animali domestici nelle famiglie italiane
Secondo le indagini più recenti, nel 2026 un italiano su tre convive con almeno un animale domestico. La ripartizione è la seguente: il 17,6% possiede un solo animale, il 7,6% ne ha due e l’8,5% dichiara di averne tre o più. Se confrontiamo questi dati con il biennio 2024-2025 (37,3% e 40,5%) notiamo una leggera flessione, probabilmente legata alla graduale normalizzazione post-pandemia. Nei decenni passati la percentuale variava tra un terzo e quattro italiani su dieci, con picchi in anni come il 2016, 2021 e 2025.
Numero di animali per nucleo familiare
Il fenomeno della multiproprietà è evidente: molte famiglie preferiscono accogliere più di un amico a quattro zampe per garantire compagnia reciproca. Il cane è l’animale più diffuso (41% delle case), seguito dal gatto (37,1%). Al di sotto di queste due categorie troviamo uccelli (4,1%), tartarughe (4,0%) e pesci (3,3%); altre specie (criceti, rettili, conigli, cavalli, animali esotici) rientrano sotto il 3%.
Il ruolo affettivo e le sfide legali
Oggi i proprietari non si più definiscono “padroni”, ma pet parent una terminologia che riflette l’intensità del legame affettivo. I cani e i gatti influenzano decisioni quotidiane: dalla scelta della meta per le vacanze alla rinuncia a una cena fuori. Il dolore per la perdita di un compagno è paragonabile a quello provato per un familiare. Nonostante ciò, il quadro giuridico resta carente: gli animali non sono riconosciuti come titolari di diritti propri, lasciando i loro famigliari umani a gestire protezioni limitate.
Pet economy: quanto spendono gli italiani
La spesa mensile media per la cura di un animale domestico si colloca tra 31 e 100 euro per il 57,9% dei proprietari. Un quarto di chi risponde supera i 100 euro al mese, e il 2,6% supera i 300 euro. Solo il 16% dichiara di spendere meno di 30 euro mensili, una fascia che si è ridotta di quasi tre volte rispetto al 2015, quando il 45,9% rientrava in quella categoria. L’aumento delle spese è legato soprattutto all’inflazione e al maggior costo del cibo, che incide per oltre la metà dei proprietari (50,8% spendono più di 50 euro al mese).
Spesa per alimentazione e cure veterinarie
Il cibo rappresenta la voce più onerosa del budget: più del 50% dei proprietari supera i 50 euro al mese per nutrire il proprio amico. Le cure veterinarie, invece, sono più contenute; il 30,9% tenta di mantenere le spese sotto i 30 euro annui, ma il 40,1% si colloca nella fascia 31-100 euro e quasi il 30% supera i 100 euro. Gli extra (giocattoli, abbigliamento, pensioni) sono invece gestiti con più parsimonia, indicando una priorità verso il benessere fondamentale.
Le città più pet-friendly per viaggiare con il proprio amico
In vista della Giornata Mondiale degli Animali, uno studio ha analizzato la percentuale di hotel che accettano animali nelle principali località italiane. Rimini emerge come la capitale pet-friendly con il 68,14% delle strutture aperte agli animali, seguita da Pesaro (59,22%) e Arezzo (50,57%). Torino, già nota per l’alto numero di cani registrati (circa 85.000, il 66% delle famiglie), offre numerose aree verdi come la Pellerina e il parco del Valentino. Al contrario, grandi mete come Roma (26,71%) e Napoli (34,92%) mostrano una presenza più contenuta di strutture pet-friendly, mentre Cagliari è all’ultimo posto con appena il 20,30% di hotel disponibili.



