Nel pomeriggio di domenica 13 settembre, lungo l’autostrada del Brennero, una pattuglia della Polizia Stradale di Vipiteno ha scoperto una scena raccapricciante: sette setter inglesi giacevano senza vita nel bagagliaio di un veicolo carico di bagagli e attrezzature da caccia. I cani erano stati sistemati in quattro box metallici, ma le aperture per la circolazione dell’aria erano state ostruite da valigie e munizioni, provocando una morte per asfissia che ha suscitato l’indignazione di numerosi enti.
Il ritrovamento delle carcasse e le dinamiche del trasporto
Il veicolo, partito dalla Lombardia con l’intento di partecipare a una battuta di caccia in Lapponia, si era fermato nell’area di servizio Trens Est, nei pressi di Vipiteno. Gli agenti hanno constatato che sei dei sette cani erano già privi di vita, mentre i presenti cercavano invano di rianimare il settimo, senza successo. Le indagini hanno evidenziato che i box erano collocati troppo vicino al portellone posteriore e sommersi da valigie, impedendo qualsiasi ricambio d’aria. Nonostante i cani fossero muniti di microchip, passaporto europeo e vaccinazioni aggiornate, erano stati trattati come semplici oggetti da stivare.
Sequestro del mezzo e avvio delle indagini penali
Le forze dell’ordine hanno immediatamente posto sotto sequestro il veicolo, le carcasse dei sette cani, le armi e le munizioni a bordo. Un fascicolo è stato aperto per maltrattamento aggravato e abbandono di animali. I responsabili dovranno rispondere davanti alla magistratura, con la prospettiva di pesanti sanzioni penali e la possibile revoca della licenza venatoria.
La risposta di Federcaccia e le richieste delle associazioni animaliste
Il 29 settembre la Federazione Italiana della Caccia ha pubblicato un comunicato in cui esprime profondo dispiacere e sconcerto per l’accaduto. L’ente ha sottolineato che il rapporto con il cane da caccia si costruisce quotidianamente attraverso cura, attenzione e rispetto condannando qualsiasi comportamento che tradisca tali principi. Federcaccia ha precisato che spetterà agli inquirenti accertare le responsabilità, ma ha ribadito che nessun animale può essere trattato “come un bagaglio”.
Parallelamente, l’Organizzazione Internazionale per la Protezione degli Animali (OIPA) ha presentato una denuncia formale chiedendo la revoca immediata della licenza di caccia dei responsabili e la sospensione della patente di guida. L’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) e l’Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente (AIDAA) hanno annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile, chiedendo sanzioni esemplari e la revoca a vita della licenza venatoria per tutti i membri del gruppo di cacciatori coinvolti.
Le prospettive per la formazione e la prevenzione nel mondo venatorio
Nel comunicato, Federcaccia ha anche annunciato l’avvio di campagne informative rivolte ai praticanti, finalizzate a garantire condizioni di trasporto adeguate ventilazione costante, soste programmate per controllare lo stato degli animali, disponibilità di acqua e verifica continua del benessere dei cani. L’obiettivo dichiarato è trasformare la condanna pubblica in un’opportunità di crescita culturale, dimostrando che il cane è un compagno e non un semplice strumento di caccia.
Il caso ha riacceso il dibattito sul ruolo dei cani nel mondo venatorio e sulla necessità di norme più stringenti per il loro trasporto. Le richieste di licenze a vita avanzate dalle associazioni animaliste indicano una volontà di porre fine a pratiche considerate arcaiche e pericolose, mentre Federcaccia sembra pronta a collaborare per evitare che simili tragedie si ripetano in futuro.



