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8 Luglio 2026

Quanto costano davvero le malattie animali: focus dal Parlamento europeo

Il resoconto dell’evento parlamentare del 1° luglio mette in luce come la prevenzione delle malattie animali sia più sostenibile dei costi di crisi, presenta i risultati del sondaggio WOAH e illustra le testimonianze di allevatori e veterinari coinvolti.

Quanto costano davvero le malattie animali: focus dal Parlamento europeo

Il 1° luglio si è svolto al Parlamento europeo un incontro intitolato “The True Cost of Animal Disease: Animal Welfare, Public Health & Sustainability in the EU”, co-organizzato dagli eurodeputati Tilly Metz e Paulo do Nascimento Cabral. L’evento ha riunito policy maker, veterinari, economisti e operatori zootecnici per discutere la necessità di spostare l’attenzione da una gestione emergenziale delle epidemie a un approccio basato sulla prevenzione e sulla pianificazione integrata.

La discussione ha toccato tre filoni principali: la quantificazione del carico delle malattie animali, le esperienze dirette dal territorio e le implicazioni normative e commerciali. I partecipanti hanno sottolineato ripetutamente che la mancata standardizzazione dei dati ostacola decisioni efficaci e investimenti mirati in chiave One Health.

Discussione scientifica e il ruolo di GBADs

Jonathan Rushton, dell’Università di Edimburgo, ha evidenziato come la storia economica e sociale sia stata profondamente influenzata da epidemie, sia umane che animali, e ha richiamato la necessità di metriche condivise per misurare il peso delle malattie zootecniche. Attualmente, mentre per la salute umana esistono indicatori consolidati come il DALY per la salute animale mancavano fino a poco tempo strumenti equivalenti: da qui l’importanza del programma GBADs (Global Burden of Animal Diseases), ideato per generare dati sistematici utilizzabili per guidare politiche e allocazione delle risorse.

Risultati del sondaggio WOAH e lacune emerse

Un sondaggio rivolto ai membri della WOAH ha coinvolto 180 paesi, con 158 risposte valide (tasso del 65%). Il quadro che ne deriva segnala una significativa carenza di dati economici standardizzati sull’impatto dei focolai e sui costi delle contromisure. Tra i punti chiave: i costi operativi dei servizi veterinari mostrano grande variabilità (media riportata di 6,80 USD per unità di bestiame all’anno), la spesa per programmi di controllo è molto eterogenea e i costi riportati per epidemie dal 2000 ammontano complessivamente a 12,1 miliardi di USD, condizionati da pochi eventi di grande impatto.

Altri elementi critici emersi dal sondaggio riguardano la raccolta insufficiente di dati sulle perdite di produzione e la difficoltà a quantificare gli effetti commerciali a lungo termine: più della metà dei paesi ha subito restrizioni alle esportazioni a causa di malattie, ma i calcoli economici dettagliati sono limitati a poche patologie e a episodi ben documentati.

Testimonianze dal territorio e impatto sociale delle misure

Una sessione dedicata alle voci dal campo ha portato in aula esperienze dirette di allevatori e veterinari di Grecia, Francia e Albania. Le testimonianze hanno reso evidente il carattere psicologico e sociale delle perdite: per molte aziende familiari, l’abbattimento del bestiame non è solo un danno economico, ma la cancellazione di generazioni di lavoro e di identità locale. Gloria Hylviu, dell’Autorità albanese per la protezione veterinaria e fitosanitaria, ha descritto l’abbattimento di massa come un trauma che trascende il valore monetario degli animali.

Questi racconti hanno rafforzato il messaggio che la dimensione emotiva e la resilienza comunitaria sono elementi importanti da considerare nelle politiche sanitarie, insieme ai tradizionali indicatori economici.

Dibattito politico, commercio e il dilemma della vaccinazione

La tavola rotonda con rappresentanti istituzionali e di settore ha affrontato le tensioni pratiche tra tutela della salute animale e vincoli commerciali. Intervenuti come membri della Commissione e rappresentanti di associazioni veterinarie e di comparto hanno sottolineato che costruire un sistema alimentare più resiliente passa per regole chiare e partenariati stretti, sempre in un’ottica One Health.

Un punto di confronto cruciale è risultato il tema della vaccinazione pur riconoscendo il ruolo protettivo dei vaccini nel controllo delle malattie e nel miglioramento del benessere animale i partecipanti hanno evidenziato come la vaccinazione possa creare barriere commerciali per l’esportazione. La scelta di utilizzare vaccini richiede quindi valutazioni complesse che bilancino salute, benessere e accesso ai mercati, ma il consenso prevalente è che la priorità debba essere la protezione sanitaria e il benessere degli animali.

L’incontro si è chiuso con un invito netto a investire maggiormente nella prevenzione: finanziare sorveglianza, formazione e sistemi informativi standardizzati è stato presentato come più efficiente e umano rispetto alla gestione delle crisi e agli abbattimenti massivi.

La Federazione dei Veterinari d’Europa (FVE) e l’associazione Animal Advocacy & Food Transition (AAFD) hanno promosso l’iniziativa, sottolineando la necessità di azioni concrete e tempestive per proteggere la zootecnia e la sicurezza alimentare europea. L’evento è stato sostenuto anche dal gruppo politico Verdi/ALE al Parlamento europeo.

Dott. Maurizio Ferri responsabile scientifico SIMeVeP e dirigente veterinario ASL Pescara, ha firmato il resoconto scientifico collegato all’evento, ribadendo l’urgenza di un cambio di paradigma: dalla reazione alla prevenzione.

Autore

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.