Un nuovo focolaio di malattia da virus Ebola, identificato come associato al virus Bundibugyoha riacceso l’attenzione internazionale sulle dinamiche che portano alla comparsa di episodi di zoonosi nella regione del Congo e oltre. Di fronte alla possibilità di diffusione verso i paesi limitrofi, le istituzioni veterinarie e sanitarie hanno sottolineato l’urgenza di potenziare la sorveglianza all’interfaccia animale-uomo-ambiente per ridurre il rischio di nuovi episodi di spillover.
L’allerta include raccomandazioni mirate a rafforzare le capacità diagnostiche veterinarie, migliorare la comunicazione del rischio e aumentare il coinvolgimento delle comunità locali, elementi considerati fondamentali per una risposta tempestiva ed efficace.
Dichiarazione dell’Organizzazione mondiale per la salute animale e priorità operative
La dichiarazione pubblicata dall’organizzazione evidenzia la «profonda preoccupazione» per la potenziale espansione geografica del contagio. Tra le richieste più urgenti c’è l’investimento continuativo in sistemi di salute animale pienamente funzionanti, ritenuti non soltanto essenziali per il benessere degli animali ma anche come pilastro della sicurezza sanitaria globale e della prevenzione delle pandemie.
Per comprendere pienamente l’origine dei focolai serve una collaborazione rafforzata tra i servizi di sanità pubblica, i servizi veterinari e le agenzie ambientali: solo così è possibile realizzare una sorveglianza basata sul rischio e una condivisione dati efficace. Il documento pone al centro il concetto One Health, dove il collegamento tra ecosistemi, specie animali e salute umana diventa operativo e misurabile.
Serbatoio animale non ancora individuato e ruolo della fauna selvatica
La malattia da virus Ebola è classificata come zoonosiovvero una patologia che può passare dagli animali all’uomo e poi diffondersi per trasmissione interumana. Nel caso attuale il serbatoio primario non è stato ancora identificato con certezza; tuttavia, studi precedenti e osservazioni epidemiologiche indicano che certe specie selvatiche rappresentano i candidati più probabili.
Pipistrelli della frutta e altri sospetti
Le evidenze accumulate in altri episodi suggeriscono che i pipistrelli della frutta possano fungere da serbatoio naturale del virus, mentre altri animali selvatici possono agire come ospiti intermedi. L’attuale indagine punta a ricostruire i contatti uomo-animale che hanno preceduto i casi, esaminando abitudini di caccia, consumo di carne selvatica e le vie di esposizione ambientale.
Strumenti di intelligence sulla fauna selvatica e componenti chiave della risposta
Gli esperti indicano come elementi centrali per la preparazione e la risposta: il rafforzamento della sorveglianza della fauna selvatical’implementazione di sistemi di intelligence sanitaria specifici per gli animali, il potenziamento dei laboratori veterinari e campagne di comunicazione efficaci verso le comunità a rischio. La finalità è individuare segnali precoci di rischio zoonotico e interrompere catene di trasmissione prima che si trasformino in focolai estesi.
Lavorare sulle capacità di diagnosi rapida dei campioni animali e sulla formazione del personale locale in tecnica di campionamento e gestione del rischio è ritenuto prioritario per aumentare la tempestività della risposta e limitare l’impatto sulla salute pubblica.
Coordinamento globale e sostegno alle misure preventive
L’organizzazione sta collaborando con i suoi membri e i partner istituzionali per sostenere misure concrete nel campo della salute animale: rafforzamento dei sistemi di sorveglianza, promozione dell’individuazione precoce dei rischi zoonotici, supporto alla comunicazione del rischio e approfondimenti sul ciclo vitale del virus e il suo ruolo nelle dinamiche epidemiologiche.
Queste azioni mirano a limitare gli eventi di spillover all’interfaccia tra fauna selvatica, ambiente e popolazioni umane, garantendo al contempo che le comunità ricevano informazioni chiare e operabili per proteggersi.
Misure adottate in Italia e valutazione del rischio per l’Europa
In risposta al focolaio legato al virus Bundibugyo in Repubblica Democratica del Congo e in Uganda, il Ministero della Salute ha introdotto un’ordinanza entrata in vigore il 29 maggio con una validità di 120 giorni, contenente disposizioni di prevenzione e sorveglianza. Contestualmente, il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie ha valutato che il rischio di infezione per la popolazione residente nell’UE/SEE è attualmente molto basso.
Queste misure riflettono un approccio prudente basato su monitoraggio, controllo dei flussi di persone e potenziamento delle reti diagnostiche, mantenendo però un livello di allerta adeguato per eventuali cambiamenti nella situazione epidemiologica.
Nel complesso, la gestione del focolaio evidenzia come il collegamento tra salute animale, ambientale e umana sia cruciale per prevenire future emergenze: investimenti mirati e coordinamento internazionale rimangono gli strumenti principali per ridurre il rischio di diffusione.



