Regolamento UE per cani e gatti: standard minimi, criticità e il modello lombardo

Mercoledì 8 aprile ENCI ha presentato a Bruxelles il nuovo regolamento UE su benessere e tracciabilità di cani e gatti; ANCI Lombardia sottolinea che servono cittadini preparati per tradurre le norme in tutela reale

Mercoledì 8 aprile, nell’ambito di una conferenza stampa promossa dall’ENCI presso il Parlamento europeo, è stato illustrato il nuovo regolamento europeo sul benessere animale e la tracciabilità di cani e gatti. La proposta prevede l’introduzione di standard minimi vincolanti per aspetti come l’allevamento, la custodia e la vendita, con l’obiettivo dichiarato di uniformare le tutele nell’intera UE.

Allo stesso tempo, la presentazione ha rilanciato un dibattito ormai centrale: le regole tecniche vanno accompagnate da politiche che favoriscano la responsabilità dei cittadini.

Durante l’incontro sono intervenuti rappresentanti delle amministrazioni locali e esperti di benessere animale che hanno evidenziato come l’efficacia di una norma dipenda anche dalla qualità delle relazioni quotidiane tra persone e animali.

Le riflessioni partite dalla conferenza dimostrano che l’azione legislativa può creare strumenti utili, ma non basta a prevenire fenomeni come gli abbandoni o la gestione inadeguata di animali con esigenze particolari.

Il contenuto principale del regolamento

Il testo presentato si concentra su misure concrete: definizione di spazi minimi, obblighi relativi all’arricchimento ambientale, requisiti per le condizioni dei rifugi e criteri di tracciabilità per la commercializzazione.

L’intento è stabilire un livello minimo di tutela su tutto il territorio dell’UE, evitando disparità tra Stati membri. Tuttavia, come è stato osservato durante la conferenza, il campo di applicazione appare principalmente rivolto alle strutture e agli operatori, rischiando di limitare la protezione degli animali al solo contesto istituzionale, senza incidere sulle scelte individuali che portano all’ingresso di un animale in famiglia.

Ambiti regolati e limiti pratici

Tra le misure previste, la parte tecnica individua regole per l’allevamento, la vendita e la gestione dei rifugi, oltre a obblighi di registrazione e identificazione per garantire la tracciabilità. Tuttavia, i relatori hanno sottolineato come la norma non risolva automaticamente la radice del problema: la scelta di prendere un animale spesso avviene senza informazioni adeguate. Per questo motivo la normativa rischia di restare un insieme di paletti tecnici se non accompagnata da interventi formativi e da campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini.

Perché la sfida rimane culturale

ANCI Lombardia ha richiamato l’attenzione sulla dimensione sociale del fenomeno: sovraffollamento dei canili e costi crescenti per le amministrazioni locali sono conseguenze dirette di abbandoni e rinunce di proprietà, spesso dovute all’incapacità di gestire animali con esigenze complesse. Figure come Fabio Binelli, Coordinatore del Dipartimento Servizi Pubblici Locali, e Elisa Cezza, esperta di benessere animale per l’Associazione dei Comuni lombardi, hanno ribadito che le norme tecniche devono integrarsi con politiche che migliorino la qualità della relazione tra persone e animali: il tema non è solo il luogo dove vive l’animale, ma anche il modo in cui viene scelto e gestito.

Le conseguenze sul territorio

La pressione sui servizi comunali è accentuata da flussi interregionali, segnalati anche in Lombardia, dove si registra il trasferimento di cani dal Sud al Nord del Paese. Questi movimenti aggravano le spese per accoglienza e gestione e mettono in luce limiti nella programmazione e nella prevenzione. Per affrontare tali criticità, secondo ANCI Lombardia è fondamentale spostare l’attenzione dal possesso all’idea di convivenza responsabile, costruendo percorsi che rendano i futuri proprietari consapevoli delle responsabilità che comporta prendersi cura di un animale.

Il modello lombardo e la formazione obbligatoria

La legge regionale della Lombardia intitolata “Norme specifiche per alcune tipologie di cani a tutela del loro benessere e della pubblica incolumità” è stata indicata come un esempio operativo. La proposta introduce strumenti per prevenire il randagismo e limitare gli ingressi impropri nei canili: regolamentazione delle cucciolate casalinghe, divieti alla riproduzione indiscriminata e l’istituzione di una save list per tipologie di cani che richiedono competenze speciali. Elemento centrale è l’obbligo di formazione per i proprietari, comprensiva di un patentino teorico e di prove pratiche.

Verso l’adozione del regolamento e il contributo italiano

Per l’ENCI il confronto è stato l’occasione per presentare il cosiddetto Modello Italiano, che trova riscontro in Italia anche nel DDL 1572 attualmente al vaglio del Senato e ispirato da iniziative regionali come quella lombarda. I promotori sostengono che combinare standard europei con misure di formazione e politiche locali può alleggerire il peso economico e sociale sui Comuni e migliorare il livello reale di tutela per gli animali. L’adozione finale del testo a livello europeo è prevista per aprile e il regolamento sarà messo in votazione il 28 aprile.

Scritto da Giulia Romano

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