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2 Giugno 2026

Patentino cani e save list: analisi critica della proposta n. 1527

Una proposta di legge istituisce un patentino per specifiche tipologie di cani e prevede test CAE-1, ma esenta i soggetti con pedigree ENCI: ecco i punti chiave e le criticità

Una proposta di legge con numero 1527, assegnata alla 10ª Commissione Affari Sociali, mira a regolamentare in modo specifico la gestione di alcune categorie di cani. Il testo, intitolato “Norme specifiche per alcune tipologie di cani a tutela del loro benessere e della pubblica incolumità”, introduce il patentino per proprietari e conduttori di determinati soggetti, e stabilisce un percorso di formazione obbligatoria con relativo test.

La misura ruota attorno alla cosiddetta save list, un elenco di tipologie di razze cui applicare requisiti stringenti per prevenire gestioni superficiali e possibili abbandoni. L’architettura normativa, però, contiene una deroga sostanziale per i cani in possesso di pedigree, elemento che ha acceso un ampio confronto per le possibili ricadute su adozioni, benessere animale e pubblica incolumità.

Cosa introduce davvero la proposta

Il cuore del provvedimento è la save list: non una “black list”, ma un elenco di tipologie che richiederebbero un’attenzione gestionale maggiore. Qui il testo usa un’espressione precisa: tipologie di razze non coincide con “di razza”. Per tipologie si intendono cani morfologicamente affini a una razza ma privi di Certificato Genealogico, quindi non formalmente registrati come “di razza”. In Italia, tale certificazione è rilasciata dall’ENCI (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana) ai soggetti figli di genitori iscritti in un Libro Origini riconosciuto.

Formazione, patentino e test CAE-1

Per i proprietari e i conduttori dei cani inclusi nella save list (e dei loro incroci), la proposta prevede un percorso formativo, concluso da un esame per conseguire il patentino. A questo si aggiunge un test pratico, il CAE-1 organizzato dall’ENCI, volto a certificare che il cane è socialmente affidabile in contesti urbani. Il superamento del CAE-1 diventerebbe una sorta di attestato di equilibrio e gestibilità del binomio cane-conduttore, una garanzia formale di adeguatezza comportamentale nella vita di tutti i giorni.

La deroga per i cani con pedigree

L’elemento più controverso del testo è l’esenzione: i cani “di razza” regolarmente iscritti al Libro Origini e dunque dotati di pedigree non sarebbero soggetti all’obbligo del patentino, nemmeno se appartenenti alle razze citate nell’elenco. La logica alla base di questa deroga è che la selezione genealogica costituirebbe garanzia di equilibrio e affidabilità, riducendo i rischi di gestione impropria e di impatto sulla pubblica incolumità.

Un’assunzione che divide

La presunta automaticità tra pedigree e affidabilità comportamentale solleva più di un interrogativo. Il testo, così impostato, sembra presupporre che un cane con pedigree sia in grado non solo di reagire correttamente alle situazioni più varie, ma anche di “immunizzarsi” rispetto a proprietari inesperti o negligenti. Una visione che rischia di spostare il focus dalla responsabilità del proprietario alla provenienza del cane, con il pericolo di instaurare una tutela a geometria variabile che premia il dato genealogico rispetto alla gestione reale del binomio.

Le ricadute sui cani senza pedigree

Le conseguenze più pesanti potrebbero gravare sui cani senza Certificato Genealogico, inclusi nella categoria delle tipologie di razze, e sui loro incroci. Per questi soggetti il percorso per l’adozione diventerebbe più complesso: i potenziali adottanti dovrebbero affrontare formazione, esami e test, una trafila che potrebbe ridurre ulteriormente le chance dei cani già svantaggiati. Considerando che molti di questi animali popolano i canili, il rischio è di accentuare lo stallo nelle strutture di accoglienza.

Il nodo del divieto di cessione

A complicare il quadro si aggiunge il riferimento, definito in modo ampio, a un divieto di cessione per i cani inclusi nella save list. Una previsione così generica rischia di tradursi in un ostacolo alle adozioni responsabili, aprendo uno scenario in cui molti soggetti finirebbero a languire dietro le sbarre di box sovraffollati. In assenza di criteri puntuali e di percorsi chiari per la valutazione individuale dei cani, la norma potrebbe produrre effetti controintuitivi: più esclusione e meno integrazione sociale.

Chi viene tutelato, davvero?

La dichiarata finalità di proteggere benessere animale e pubblica incolumità appare solo in parte allineata con la struttura del testo. Da un lato si impone un patentino selettivo, dall’altro si rinuncia a richiederlo proprio dove l’educazione del proprietario potrebbe fare la differenza. La tutela sembra quindi disomogenea: più che intervenire sui comportamenti e sulla responsabilità di chi gestisce il cane, si introduce una distinzione basata sulla documentazione genealogica, con ricadute potenzialmente discriminatorie e scarsa efficacia preventiva.

Verso un approccio più equo ed efficace

Se l’obiettivo è evitare incidenti e abbandoni, un impianto più coerente punterebbe a una formazione trasversale del proprietario, indipendentemente dal pedigree, e a valutazioni individuali del cane fondate su comportamenti e contesto di vita. Strumenti come il CAE-1 possono avere valore se integrati in percorsi personalizzati, accompagnati da supporto ai canili, programmi di adozione assistita e controlli sulla riproduzione irresponsabile. L’obiettivo dovrebbe restare la costruzione di binomi sicuri e consapevoli, non la segmentazione burocratica per origine.

In definitiva, la proposta porta all’attenzione temi cruciali ma lascia aperte questioni sostanziali: la necessità di evitare discriminazioni, il bilanciamento tra tutela pubblica e benessere dei cani, e l’efficacia di misure focalizzate sulle persone più che sui certificati. Una riforma orientata alla responsabilità diffusa e all’educazione capillare avrebbe maggiori probabilità di proteggere davvero tutti: cani, cittadini e comunità.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.