Nel giro di pochi giorni, le autorità italiane hanno messo a fuoco due casi emblematici di caccia illegale. Da una parte, i Carabinieri Forestali hanno stravolto due appostamenti abusivi nel Parco del Ticino, sequestrando un vero arsenale e denunciando cinque cacciatori. Dall’altra, nella cittadina sarda di Gairo, due cacciatori di frodo hanno ucciso un muflone e hanno provocato una pericolosa fuga che ha coinvolto una pattuglia forestale.
Operazioni di contrasto al bracconaggio nel Parco del Ticino
A trenta giorni dall’avvio della stagione venatoria in Lombardia, la Stazione di Magenta dei Carabinieri Forestali ha intensificato i controlli nei comuni di Vermezzo con Zelo e Ozzero. L’obiettivo era tutelare la biodiversità del parco fluviale e fermare pratiche di bracconaggio sempre più sofisticate, che prevedevano l’uso di richiami acustici elettronici e armi modificati.
Vermezzo con Zelo: padre e figlio sorpresi con 59 pistole
Nel primo intervento, i militari hanno intercettato un duo padre-figlio mentre si trovavano in un appostamento temporaneo. Entrambi erano armati con un complesso di 59 pistole e due richiami acustici vietati dalla normativa venatoria. Uno dei due non possedeva né il porto d’armi né la licenza di caccia, configurando così reati multipli. Durante la perquisizione sono stati sequestrati tre fucili da caccia, i richiami e un carico di 6.200 munizioni. Tra gli esemplari abbattuti spiccano 59 pispole, sei allodole, un beccaccino e un tordo bottaccio, tutti protetti dalla legge.
Ozzero: armi modificate e richiami acustici illegali
Qualche giorno dopo, l’unità si è spostata a Ozzero, dove ha perquisito un appostamento fisso occupato da altri tre cacciatori provenienti dalla provincia di Brescia. Anche lì è stato rilevato l’uso di richiami acustici per attirare gli uccelli. In più, uno dei fucili ad anima liscia era stato modificato con un caricatore capace di contenere più delle due cartucce consentite, una chiara violazione delle norme sulle armi da fuoco. Sono stati sequestrati cinque fucili, ulteriori richiami e gli uccelli catturati, mentre i tre uomini sono stati denunciati a piede libero.
Gairo, Sardegna: la morte di un muflone e la fuga contro la forestale
Nel sud della Sardegna, a Gairo, i fatti hanno assunto una connotazione ancora più drammatica. Due cacciatori, noti per la pratica del frodo, hanno sparato contro un muflone appartenente al patrimonio faunistico locale, provocandone la morte. Dopo l’evento, i cacciatori hanno tentato la fuga, sorpassando a tutta velocità l’auto di una agente della forestale che stava intervenendo. L’auto è stata quasi tamponata, creando una pericolosa situazione di traffico. Entrambi gli autori sono stati identificati e denunciati per omicidio animale e per aver ostacolato l’operato delle forze dell’ordine.
Le indagini hanno rivelato che gli spettatori dei due episodi hanno condiviso comportamenti simili: uso di armi non autorizzate, violazione delle norme di caccia e un atteggiamento aggressivo verso le autorità preposte alla tutela ambientale. Le autorità locali hanno ribadito la volontà di intensificare i controlli, soprattutto nei periodi di alta affluenza di cacciatori, per proteggere specie protette e prevenire ulteriori scontri.
Le operazioni in Lombardia e in Sardegna mostrano come il bracconaggio non sia più un fenomeno marginale, ma una minaccia strutturale alla conservazione della fauna selvatica italiana. Il sequestro di un arsenale composto da più di 50 pistole, migliaia di munizioni e dispositivi acustici proibiti sottolinea la necessità di un monitoraggio costante e di sanzioni dissuasive. Allo stesso tempo, il caso di Gairo richiama l’attenzione sulla necessità di educare i cacciatori al rispetto della legge e delle specie protette.



