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1 Ottobre 2026

Bracconaggio sul roost dello Stretto: rapaci in pericolo

Nel settembre 2025‑2026 falchi di palude, lodolai e persino un capovaccaio sono stati uccisi o feriti da bracconieri, mentre le autorità lottano per proteggere il roost dello Stretto.

Bracconaggio sul roost dello Stretto: rapaci in pericolo

Il roost situato sulla sponda calabrese dello Stretto di Messina rappresenta l’ultimo appiglio terrestre per centinaia di rapaci migratori prima della traversata verso l’Africa. In questo periodo critico, i giovani falchi di palude, i pecchiaioli e altre specie si radunano per la notte, rendendo l’area un vero e proprio bivio per la biodiversità mediterranea.

Il roost dello Stretto: numeri, specie e vulnerabilità

Solo a settembre, le stime indicano la presenza di circa 1.000 falchi di palude (Circus aeruginosus), più di 500 falchi pecchiaioli (Pernis apivorus) e decine di bianconi, albanelle minori e albanelle pallide. Tra i rapaci più numerosi vi sono centinaia di lodolai (Falco subbuteo), gheppi (Falco tinnunculus) e grillai (Falco naumanni). L’area attira anche specie rare come l’aquila minore (Aquila pennata) e il capovaccaio (Neophron percnopterus), una delle più minacciate in Europa. Tutti questi uccelli sono tutelati dalla legislazione italiana, il cui violare costituisce reato.

Specie rare e rilevanza europea

Il capovaccaio, in particolare, è inserito nella lista delle specie a rischio critico a livello europeo. La sua presenza nello Stretto eleva l’intero roost a patrimonio di importanza continentale, rendendo le violazioni ancora più gravi dal punto di vista conservazionistico.

Operazioni di monitoraggio: i risultati di Legambiente e dei Carabinieri

Nel 2025, otto volontari di Legambiente supportati dalla Naturschutzbund Deutschland (NABU) e dalla VGP Foundation, hanno collaborato con i Carabinieri Forestali e la SOARDA in un campo antibracconaggio dal 1° al 14 settembre. Durante quelle due settimane è stato sorpreso un bracconiere già condannato in passato, trovato con un’arma illegale accanto a un falco pecchiaiolo ucciso. L’intervento ha portato all’arresto e alla detenzione del responsabile con rito direttissimo.

Lo stesso periodo ha visto il sequestro di un trasporto clandestino di oltre 2.200 cardellini, verzellini, verdoni e fringuelli a Villa San Giovanni. Inoltre, una poiana ferita da colpi è stata curata al centro di recupero di Messina, mentre un giovane capovaccaio monitorato via satellite è riuscito a attraversare lo Stretto senza ulteriori danni.

Nel 2026, il campo è stato spostato nella seconda metà di settembre, coprendo i giorni precedenti all’apertura della stagione venatoria (20 settembre) e la prima settimana di caccia. Questa scelta ha permesso di osservare il bracconaggio proprio quando gli spari legali rendono più difficile distinguere i colpi illegali. Nonostante numerose uccellature siano state registrate, gli arresti sono rimasti scarsi.

Altri incidenti di bracconaggio: Firenze, Roma e la questione legislativa

Nel medesimo periodo, tre casi di violenza su specie protette hanno scosso il panorama nazionale. Un falco pellegrino (Falco peregrinus) è stato trovato ferito a Bagno a Ripoli, provincia di Firenze, e nonostante il soccorso dei volontari della LIPU è deceduto. Parallelamente, a Roma, un lodolaio è stato recuperato lungo la via Ardeatina con evidenti segni di colpi di arma da fuoco, mentre un gabbiano corso, dotato di anello identificativo francese, è stato trovato sulla spiaggia di Furbara con un pallino di piombo nella spalla.

Le due vittime ancora vive sono state affidate al centro di recupero della LIPU di Roma, in condizioni stabili ma delicati. Questi fatti coincidono con l’avvio della stagione venatoria e hanno spinto l’associazione a riaccendere l’allarme sul bracconaggio e sulla riforma della legge sulla caccia (legge 157/1992), attualmente in discussione al Parlamento. La proposta, criticata come “legge sparatutto”, prevede modifiche che ridurrebbero le tutele su specie non cacciabili, indebolendo gli strumenti di contrasto.

Entità come l’ISPRA, diverse Regioni e anche la Commissione Europea hanno espresso preoccupazione per le possibili violazioni delle norme europee sulla tutela della fauna selvatica. La LIPU, in risposta, chiede un rafforzamento dei controlli, pene più severe per i recidivi e un impegno concreto a rispettare gli obiettivi del Piano strategico di Roma, che prevede di dimezzare le uccisioni illegali entro il 2030.

Autore

Greta Salvati

Greta Salvati, giornalista specializzata in animali domestici e benessere animale, divulga consigli su cura, salute e convivenza con cani, gatti e altri animali, basandosi su fonti veterinarie.