Immagina un mondo in cui i gatti governano. Un mondo dove l’indipendenza e l’eleganza sono i valori guida. Questo è il concetto alla base di La Repubblica dei gatti il progetto fotografico di Roberto Vignoli che ha portato 21 felini davanti all’obiettivo, trasformandoli in improbabili candidati alla presidenza.
L’anteprima del progetto è stata presentata il 4 settembre nella Sala Laudato Si del Palazzo Senatorio in Campidoglio, mentre l’inaugurazione ufficiale si terrà il 3 ottobre all’Oasi Felina di Porta Portese, in occasione della Giornata Mondiale degli Animali del 4 ottobre.
Un progetto che sfida le convenzioni
Roberto Vignoli ha lavorato per mesi a questo progetto, affrontando una difficoltà che chiunque abbia mai provato a fotografare un gatto conosce bene: il soggetto non collabora necessariamente. Ventuno gatti sono stati fotografati in posa da candidati presidenti, già apparentemente investiti della loro carica. Alcuni, racconta l’autore, hanno manifestato con estrema chiarezza la propria indisponibilità a partecipare.
E forse è proprio questo il punto. Perché un gatto non è facilmente addomesticabile nemmeno dall’obiettivo di un fotografo. È un animale che sembra incarnare, nel nostro immaginario, alcune qualità che abbiamo progressivamente perso: indipendenza, libertà, eleganza, capacità di sottrarsi.
L’ironia e la riflessione politica
Vignoli parte da qui per costruire una piccola utopia felina. Una Repubblica impossibile, naturalmente e proprio per questo capace di farci riflettere su quella possibile. L’idea nasce da una suggestione vicina alla mitopoiesi di Gianni Rodari, dalla sua capacità di utilizzare il linguaggio della fiaba per raccontare la realtà e, soprattutto, per porre domande alle nuove generazioni.
Rodari sapeva parlare ai bambini senza considerarli piccoli adulti. Sapeva costruire mondi fantastici nei quali, sotto la superficie giocosa, comparivano la disuguaglianza, l’ingiustizia, la guerra, il potere, l’indifferenza. Anche La Repubblica dei gatti vuole parlare ai più giovani. Non a caso Vignoli immagina di portare le fotografie nelle scuole, collocando ogni ritratto sulla parete dietro la cattedra di un’aula: il gatto, per qualche ora, diventerebbe il presidente già eletto di quella classe.
La natura e l’arte
Nel progetto di Vignoli c’è anche un altro tema che va oltre la politica: la natura. L’autore guarda con preoccupazione a una società che continua a consumare il proprio ambiente, tra cambiamenti climatici, inquinamento, distruzione degli ecosistemi e disboscamento.
E qui entra in scena Joseph Beuys, uno dei grandi riferimenti dell’arte contemporanea del Novecento, per il quale l’arte poteva diventare uno strumento di trasformazione sociale e di rapporto con la natura. Vignoli richiama il suo gesto simbolico delle 7.000 querce e scrive: Questi gatti in cima al mondo sono la mia quercia.
È una frase che cambia improvvisamente il peso del progetto. Perché quei gatti fotografati come presidenti non sono soltanto una trovata ironica. Sono anche un modo per chiedersi quale mondo vogliamo lasciare.
La mostra e le collaborazioni
Il progetto è realizzato in collaborazione con l’Oasi Felina di Porta Portese, l’Ente Nazionale Protezione Animali e la Lega Nazionale per la Difesa del cane – Sezione di Ostia. La mostra sarà visitabile in anteprima il 4 settembre, dalle ore 15 alle 19, nella Sala Laudato Si del Palazzo Senatorio, in Piazza del Campidoglio 1 a Roma.
L’inaugurazione ufficiale è prevista per il 3 ottobre all’Oasi Felina di Porta Portese, in via Portuense 39, nell’ambito delle iniziative legate alla Giornata Mondiale degli Animali del 4 ottobre. Saranno presenti la presidente del gruppo consiliare M5S e consigliera capitolina Linda Meleo e il vicepresidente della Commissione Ambiente, consigliere capitolino Daniele Diaco.



