Un micio rosso, affettuoso e prodigo di fusa ha varcato la soglia dell’Ospedale Meyer di Firenzeinaugurando una nuova fase degli interventi assistiti con gli animali. Il gatto si chiama Pitagora e, da inizio maggioè protagonista di un percorso sperimentale nel reparto di Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenzadove ha già trascorso un paio d’ore accanto ai giovani pazienti.
Questa mattina ha firmato un piccolo primato: è il primo felino ammesso negli spazi clinici del Meyer nell’ambito della pet therapy. L’iniziativa nasce all’interno di un progetto strutturato, sostenuto dalla Fondazione Meyer e gestito in collaborazione con Antropozoastorica realtà impegnata negli interventi con gli animali. L’obiettivo è rispondere ai bisogni emergenti di cura, portando nel percorso terapeutico una figura familiare capace di attivare legami emotivi e favorire l’espressività.
Pitagora, il primo gatto al Meyer: l’avvio della sperimentazione
A partire da oggil’accesso di Pitagora all’ospedale avviene in modalità sperimentale, con ingressi programmati una volta alla settimana. Ogni incontro si svolge in ambienti igienizzati prima e dopo la presenza del gatto, secondo protocolli di sicurezza pensati per tutelare sia i pazienti sia l’animale. Il comportamento e il benessere del felino sono osservati in modo sistematico da un team di veterinari ed etologiche ne monitorano adattamento e stress per garantire un’esperienza positiva e sostenibile.
Accessi settimanali e monitoraggio clinico
I giovani che incontrano Pitagora vengono individuati da una equipe multidisciplinare composta da mediciinfermieri ed esperti di interventi assistiti con gli animali. Il setting di cura è progettato per offrire sicurezza, gradualità e ascoltointegrando il gatto come mediatore nella relazione terapeutica. L’introduzione del felino non sostituisce le terapie in corso, ma le affianca con obiettivi mirati, come la riduzione dell’ansia, il rafforzamento dell’autostima e la riattivazione della motivazione.
Equipe e professionisti coinvolti
Ogni sessione è condotta con la presenza costante di due professionisti: Francesca Mugnaipsicologa ed esperta di interventi assistiti con animali, e Alexis Gerakisoperatore specializzato in pet therapy. L’integrazione con la squadra clinica e con il gruppo dei veterinari/etologi consente di mantenere alta la qualità del percorso, regolando tempi, intensità e modalità di interazione. Il lavoro di squadra rende l’incontro con Pitagora un momento di cura relazionale a forte impatto, sostenuto da procedure e competenze tecniche.
Un Meyer pioniere: 25 anni di pet therapy con Antropozoa
Il Meyer ha una storia consolidata nel campo della pet therapy. Grazie alla Fondazione Meyer e a una visione pionieristica, l’ospedale è stato il primo centro sanitario pubblico a livello nazionale a inserire gli interventi con gli animali all’interno del protocollo sanitarioriconoscendone il valore terapeutico. Da ben 25 annii cani di Antropozoaaccompagnati da operatori specializzati, sono una presenza regolare tra corridoi e stanze, attesi da pazienti, famiglie e personale.
L’approdo ai gatti rappresenta un’evoluzione del progetto. La scelta di Pitagora nasce da un’analisi dei nuovi bisogni rilevati in particolare nella Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenzadove la relazione con un felino può attivare forme di cura basate su contatto, accudimento e gioco. Il passaggio dal primato dei cani all’introduzione del gatto amplia gli strumenti a disposizione degli operatori e offre ai pazienti un mediatore sociale diverso, ma complementare.
Perché un felino in Psichiatria: benefici emotivi, cognitivi e relazionali
La presenza del gatto ha un forte potere evocativo: in molti contesti sociali e domestici è una figura comune, capace di trasmettere una sensazione di casa e di calore. In ospedale, questo si traduce in contatto fisico e momenti di accudimentoche generano rassicurazione e facilitano la costruzione di legami. Per i pazienti con patologie psichiatrichespesso diffidenti o in difficoltà nel creare relazioni, il felino diventa una presenza discreta ma incisiva, ideale per un avvicinamento progressivo alla cura di sé e dell’altro.
Il rapporto con Pitagora si struttura intorno al gioco — attivo o passivo — e alle coccoleelementi che incoraggiano la comunicazione e l’espressione, anche in gruppo. Sul piano emotivoquesta interazione rafforza l’autostimastimola l’autocontrollo e favorisce una partecipazione via via più attiva, con traguardi graduali. Sul piano cognitivole attività mirano a riaccendere memoria (breve e lunga), attenzione e concentrazioneoltre alla comunicazione verbale e non verbalespesso compromesse in condizioni di fragilità.
Dal punto di vista relazionaleil gatto opera come un facilitatorepromuove aggregazione, migliora le competenze interpersonali e sposta il focus da pensieri autoreferenziali verso stimoli esterni. Questo contribuisce a ridurre isolamento e frustrazioneaumentando la capacità di ascolto e l’adattamento alla permanenza in ospedale. L’effetto complessivo è un clima più caloroso e motivantein cui la cura clinica dialoga con la dimensione affettiva, facendo del gatto un alleato prezioso nel percorso di crescita dei giovani pazienti.


