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6 Giugno 2026

Dalla strada alle fusa: la storia di Pizzi, il gattino salvato a Firenze

A Firenze un gattino dato per spacciato trova una nuova vita tra cure, fusa e coraggio grazie a Mariangela Corrieri

Dalla strada alle fusa: la storia di Pizzi, il gattino salvato a Firenze

Un micetto minuscolo, quasi un soffio, è stato raccolto quando sembrava non avere più alcuna possibilità. La sua voce era appena un filo, un “èèèè” sommesso, e il corpo appariva fragile come vetro. Da quel momento, la sua storia si è legata a quella di Mariangela Corrieri, Presidente dell’Associazione Gabbie Vuote ODV di Firenzeche lo ha accolto e accudito con dedizione. Quella creatura, che qualcuno aveva provato a spegnere con violenza, ha trovato riparo, calore e un nuovo nome: Pizzi.

Il recupero non è stato immediato. Da tre giorni il micetto e quella che sembra essere la sua sorellina sono in casa, nella cesta e tra le braccia che li alimentano e li scaldano. La femminuccia, vivace come una molla, corre e saltella instancabile; lui, invece, all’inizio restava immobile, rannicchiato, con il musino affondato nel panno. Ma proprio da quella quiete forzata è iniziata la risalita.

Firenze, una cura che inizia con un biberon

Il gattino arrivato da Mariangela era disidratatocon tumefazione al pancinodiarrea con sangue e nessuna voglia di nutrirsi. Bevande calde, biberon preparati con pazienza e mani leggere hanno scandito le prime ore. Ogni gesto era misurato, come se si maneggiasse porcellana sottile: lavarlo, asciugarlo, accarezzarlo per convincerlo che la minaccia era finita. E poi stringerlo al petto, quasi a fargli sentire un metronomo sicuro e costante: il battito di un cuore umano.

Il micetto non miagolava. Emetteva solo, di tanto in tanto, un flebile “èèèè”, un richiamo più che un suono. Quando è stato sistemato sotto la camicia, con il musetto vicino al volto, gli occhi si sono fissati negli occhi di chi lo curava. Quello sguardo, accompagnato dalle prime fusaè stato il segnale: il piccolo chiedeva protezione, e la stava finalmente ricevendo.

Dal coma alle fusa: il quadro clinico a tre settimane di vita

La sua storia clinica ha i contorni di una sfida: a tre settimane di vitail micetto era in stato comatososenza temperatura, con gonfiore addominaleulcerazioni all’intestino e alle zampechiazze di pelle spelatalabbro e coda lesionatidiarrea sanguinolentaassenza totale di appetito e nessuna reattività. A questo si aggiungeva una cardiopatiascoperta che avrebbe potuto spegnere ogni speranza. Eppure la miccia della vita, in lui, è rimasta accesa.

La seconda visita e la previsione che Pizzi ha smentito

Alla seconda visitala prognosi era prudente: il micetto, si disse, non avrebbe saltato, non si sarebbe arrampicato, non avrebbe corso. Il respiro corto e il cuore malandato sembravano mettere un freno naturale alla futura vivacità. Ma Pizzi, come spesso accade agli animali pieni di istinto, non ha letto il referto: ha scelto la salita più ripida e ci si è arrampicato con le unghie.

Pizzi oggi: due mesi e mezzo, una voglia di vivere che travolge

Il nome è stato un piccolo viaggio: prima Cuorepoi Pizzi (da piccino, piccinino, pizzinino), con soprannomi affettuosi come Cardio o Patico che giocano con la sua cardiopatia. Ora, a due mesi e mezzoquel micetto che non mangiava da solo chiede cibo con energia, non ha più diarrea e, dopo ogni poppata, crolla nel sonno con la testa sul petto di chi lo accudisce, dove il battito torna a fare da coperta sonora. È vivacevispoinesauribile.

Ostacoli? Pochi, per lui. Pizzi saltacorre come una saetta e si arrampica dove può: le unghiette segnano gambe e mani in piccole costellazioni, testimonianza della sua ascesa continua. Non ha paura. La felicità di vivere gli appartiene per intero, tanto che nulla sembra trattenerlo. Quando finalmente si stanca, per un attimo appena, risale lungo i pantaloni, si infila sotto la gola e fa partire il suo motorino di fusa, intervallato da quel dolce “èèèèè” che suona come “sei la mia mamma”.

Imprinting, cure quotidiane e una sorellina che fa da contrappunto

Ogni giorno, il micetto prende le sue medicine e si allena a crescere. L’imprinting è stato immediato: alla rinascita ha visto Mariangela, e a lei si è legato con fiducia assoluta. Intanto, la sorellina corre come una pallina rimbalzina, mangia con appetito, gioca e dorme nella cestina imbottita stringendo qualcosa che sembra il fratellino, così leggero da pesare la metà. In questa piccola scena domestica, la cura è fatta di gesti ripetuti e di sguardi: proteggimidicono gli occhi; ti proteggorispondono le mani.

Il miracolo – se così lo si vuole chiamare – non è uno scatto improvviso, ma una somma di minuti pazienti: una poppata finita bene, un sonnellino senza spasmi, una zampata in più sul divano. Le sofferenze passate restano sullo sfondo come ombra: la cardiopatia c’è, ma lui non la conosce. Quello che conosce, e che vive, è la pienezza del gioco, l’ascensione sulla stoffa, le fusa che partono mentre succhia un orecchio in cerca di sicurezza. Così la casa si riempie di un ronzio tenue e testardo, la colonna sonora della sua nuova vita.

Autore

Greta Salvati

Greta Salvati, giornalista specializzata in animali domestici e benessere animale, divulga consigli su cura, salute e convivenza con cani, gatti e altri animali, basandosi su fonti veterinarie.