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2 Ottobre 2026

Mariangela Corrieri e Compagnino Tobia, storia di cammini

Dodici anni accanto a Compagnino Tobia hanno trasformato passeggiate e gesti quotidiani in un invito al qui e ora, tra sentieri, mare e memoria.

Mariangela Corrieri e Compagnino Tobia, storia di cammini

Ci sono compagni di viaggio che non parlano eppure dicono tutto. Così è per Compagnino Tobia il cane che da dodici anni cammina al mio fianco, tra alberi e scogliere, campi e città. Ogni sua corsa, ogni sosta a fiutare l’aria, ogni sguardo rivolto a me è un invito a rallentare e a stare nel qui e ora dove l’attesa svanisce e rimane soltanto la presenza.

Scrivo come Mariangela Corrieri, alla guida dell’Associazione Gabbie Vuote ODV a Firenze, con la gratitudine di chi ha trovato in un cane non solo una quotidiana compagnia, ma uno spazio interiore fatto di semplicità e cura. Il suo nome ufficiale è Tobia; il nomignolo, Compagnino è nato spontaneo: nessuna parola poteva suonare più giusta per il mio compagno di passi.

Mariangela Corrieri e il suo Compagnino: 12 anni di cammini

La nostra routine è un susseguirsi di gesti familiari. In casa, Tobia mi precede di un paio di passi, pronto a svoltare dove indico: basta un “di qua” e lui cambia direzione come se quel suono appartenesse alla geografia del nostro stare insieme. All’aperto, la scena è sempre la stessa e sempre diversa: lui che corre avanti e indietro, io che alzo lo sguardo su farfalle, fiori e orizzonti. La natura diventa la nostra stanza, il suo fiuto la mia bussola.

Nei boschi e sulle spiagge invernali, tra i sentieri in collina e le alte scogliere estive, ogni passo è un dialogo silenzioso. Il cane sonda il mondo con il naso, io con gli occhi; lui torna indietro a controllare, riparte, poi ancora torna, come un respiro. In quel ritmo, mi sembra di essere una parte viva del paesaggio e non un’ombra di passaggio. È un esercizio di presenza che toglie peso al tempo e riempie il presente di significato.

Tobia, meticcio di Breton sottratto a un cacciatore

Compagnino Tobia è un meticcio di Breton la madre è Breton, il padre un piccolo meticcio dal passato insondabile. La sua storia ha avuto un inizio ruvido: è stato sottratto alle mani di un cacciatore e con lui ho imparato quanto la vita possa piegarsi e poi rialzarsi con dolcezza. Quella salvezza precoce ha reso la nostra relazione uno scambio paziente e generoso, dove ogni giornata porta un dettaglio in più da custodire.

Il linguaggio dei comandi: “di qua” e la “pina”

Nel nostro vocabolario domestico c’è una parola che profuma di Toscana: pina la pigna. “Vai a prendere la pina!” è uno dei nostri giochi preferiti, e vedere Tobia correre deciso a cercarla mi ricorda che la felicità ama i rituali semplici. Anche con i nomi degli amici il suo orecchio è affinato: basta dire “c’è Gino” e lui si mette all’erta. Con Gino – meticcio di maremmano e dalmata – c’è stata una vecchia scaramuccia, un morso che ha lasciato il segno nella memoria più che nel pelo. Da allora, il suo ringhio prudente racconta una saggezza canina che non dimentica, ma sa tenere la distanza giusta.

In auto come “vedetta”: abbaia a cani, gatti e passeggini

Il viaggio in macchina è un altro dei suoi teatri. Tobia si apposta in bilico sulla spalliera del sedile posteriore, dritto su due zampe come una piccola “vedetta”. Che siano due chilometri o duecento resta lì a controllare la strada, pronto ad abbaiare quando scorge un cane, quasi volesse annunciare la sua posizione privilegiata di passeggero. Con il passare degli anni la sua “giurisdizione” si è allargata: ora il suo abbaio segnala anche gattipiccioni e perfino passeggini come se ogni movimento chiedesse di essere registrato e restituito in suono.

Piccoli rituali, grande intesa: biscotti, sguardi e presenza

Ci sono poi quei micro-riti domestici che raccontano la nostra intesa senza bisogno di parole. Quando vuole un biscottoCompagnino si piazza sotto la scatola di latta e alterna lo sguardo tra me e il contenitore: un linguaggio di occhi così limpido che mi chiedo se abbia davvero senso parlare, quando basta essere attenti. È un teatro minimo, fatto di attese, di sorrisi e di premi, che dà forma a una grammatica affettiva quotidiana.

Tra una corsa e un riposo, tra un ringhio di prudenza e un gioco con la pina tra una svolta “di qua” e un cambio di rotta improvvisato, Tobia ha disegnato un perimetro dolce nel paesaggio della mia vita. È uno spazio pieno di innocenza e gioia che rinnova la capacità di guardare il mondo con occhi puliti. In quel tempo sospeso, mi scopro nuova, come se il passato e il futuro si sfuocassero per lasciare in primo piano l’unica scena che conta: il presente.

So che il tempo si misura anche con gli addii, e che un giorno dovrò salutarlo. Ma finché posso, scelgo la strada che conosciamo: quella in cui lui va avanti a fiutare e io lo seguo, certa che ogni istante condiviso valga più di ogni paura. Compagnino Tobia resta il mio invito quotidiano a cercare l’aria fresca, a camminare tra alberi e onde, a sentirmi parte viva di ciò che ci circonda. È così che l’amore impara a stare: un passo dopo l’altro, nel qui e ora.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.