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26 Settembre 2026

Come le consonanti aiutano i cani a distinguere le parole

I cani, come i neonati, sfruttano le consonanti per capire dove inizia e finisce una parola.

Come le consonanti aiutano i cani a distinguere le parole

Nel mondo della comunicazione animale, un recente esperimento ha mostrato che i cani non si limitano a reagire al tono della voce umana, ma analizzano in modo specifico le componenti fonetiche delle parole. Il risultato più sorprendente è stato individuare un bias verso le consonanti, ossia una tendenza a usare queste lettere per segmentare il flusso continuo del linguaggio, proprio come avviene negli esseri umani.

La scoperta proviene da una ricerca condotta dall’Università Loránd Eötvös di Budapest e pubblicata sulla rivista Science. Il team ha voluto mettere alla prova l’idea per cui la capacità di distinguere parole dipenda esclusivamente da strutture cerebrali tipiche del linguaggio umano, dimostrando invece che anche i cani possiedono una strategia simile, frutto di un apprendimento più generale.

Il metodo sperimentale: analisi dell’attività cerebrale durante l’ascolto

Per indagare il fenomeno, i ricercatori hanno selezionato venti cani da compagnia e venti volontari umani. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a una sessione di elettroencefalogramma (EEG) mentre ascoltavano sequenze continue di pseudoparole di tre sillabe, create in modo da evidenziare schemi basati prevalentemente su consonanti o su vocali.

Campione di cani e diversità di esperienze di vita

Il gruppo canino comprendeva animali allevati in casa fin da cuccioli e altri che avevano trascorso i primi tre mesi di vita in rifugi o in strada. Questa scelta ha permesso di valutare se la predilezione per le consonanti fosse legata a un periodo critico di sviluppo o se potesse emergere anche in soggetti con esposizione limitata al linguaggio umano.

Risultati: le consonanti guidano la segmentazione delle parole

Gli EEG hanno rivelato che sia gli esseri umani sia i cani mostrano un picco di attività cerebrale quando le sequenze contengono regolarità consonantiche. In pratica, le onde cerebrali si sono sincronizzate maggiormente su pattern dove le consonanti definivano i confini tra una parola e l’altra, nonostante le vocali siano acusticamente più intense.

Confronto tra cani domestici e cani di strada

Anche i cani provenienti da ambienti di vita meno ricchi di interazioni verbali hanno manifestato lo stesso consonant bias. Questo dato riduce la probabilità che la tendenza sia innata e fissata da una finestra sensibile nello sviluppo precoce; al contrario, sembra indicare che l’esposizione a pattern ricorrenti nel linguaggio, per quanto limitata, sia sufficiente a far emergere la strategia di segmentazione.

Interpretazioni e implicazioni per la cognizione canina

Il fatto che i cani sfruttino le consonanti per riconoscere i limiti delle parole suggerisce che la loro capacità uditiva possa adottare meccanismi di elaborazione statistica analoghi a quelli umani. Non si tratta quindi di una forma di linguaggio paragonabile a quella umana, ma di una strategia cognitiva che ottimizza l’estrazione di informazioni da un flusso sonoro complesso.

Questa scoperta apre nuove prospettive sulla comunicazione interspecie: l’esposizione quotidiana alla voce dei proprietari potrebbe modellare il cervello canino in modo più profondo di quanto si credesse, fornendo al cane strumenti per interpretare meglio i segnali verbali. Inoltre, la ricerca suggerisce che alcuni aspetti fondamentali del processamento linguistico potrebbero non essere esclusivi dell’uomo, ma condivisi da altre specie evolutivamente lontane.

Autore

Greta Salvati

Greta Salvati, giornalista specializzata in animali domestici e benessere animale, divulga consigli su cura, salute e convivenza con cani, gatti e altri animali, basandosi su fonti veterinarie.