Ogni estate, le immagini di cani abbandonati lungo le strade suscitano indignazione. Tuttavia, la condanna morale non è sufficiente per comprendere appieno il problema. La psicologa Giulia Gregorini sottolinea che il destino di un cane si decide al momento dell’adozione, non dell’abbandono. Per questo, è fondamentale comprendere i processi psicologici che portano una persona a desiderare un cane.
Il primo passo verso un’adozione consapevole è porsi la domanda giusta: non ‘Che cane mi piace?’, ma ‘Perché desidero un cane?’. Le motivazioni possono essere molteplici, ma è essenziale distinguere un desiderio autentico da un bisogno momentaneo. Un cane non è una soluzione alla solitudine o a una crisi personale: è un essere vivente con bisogni costanti.
Le proiezioni emotive nell’adozione di un cane
Nel rapporto con un animale, entrano inevitabilmente in gioco fenomeni proiettivi. Proiettare significa attribuire al cane emozioni, aspettative o bisogni che appartengono a noi. Idealizzarlo come ‘compagno perfetto’ può portare facilmente alla delusione quando manifesta paure, limiti o richiede impegno. Riconoscere queste proiezioni è il primo passo verso una relazione sana.
In termini psicologici, il cane può diventare uno ‘schermo proiettivo’ sul quale vengono inconsapevolmente depositati bisogni di accudimento, desideri di amore incondizionato o parti fragili del Sé. Quando queste aspettative non trovano conferma nella realtà, il rischio è che la frustrazione venga attribuita all’animale anziché essere riconosciuta come espressione di un conflitto interno della persona.
La relazione con un cane: un legame di responsabilità
La relazione con un cane non si fonda sul possesso ma sull’incontro. Richiede adattamento reciproco, comunicazione, costanza e responsabilità. Esiste una profonda differenza tra una relazione intima e una relazione strumentale con un animale. Nella prima, il cane è riconosciuto come un soggetto con bisogni, emozioni e una propria individualità; nella seconda, viene inconsapevolmente trasformato in un mezzo per soddisfare bisogni personali.
Il cane, con la sua presenza costante, offre una forma di accettazione autentica e non giudicante, capace di favorire il senso di sicurezza emotiva, alleviare la solitudine e promuovere il benessere psicologico di chi se ne prende cura. Attraverso il legame di attaccamento, il cane costruisce fiducia, mentre la persona sviluppa empatia, pazienza e capacità di prendersi cura dell’altro.
Contrastare l’abbandono: educazione e consapevolezza
Contrastare l’abbandono significa educare prima ancora di adottare. Servono percorsi di informazione, confronto con educatori cinofili e veterinari, promozione della sterilizzazione, sostegno ai rifugi e applicazione rigorosa delle sanzioni. La prevenzione nasce dalla consapevolezza, non dall’emozione del momento.
Ogni cane abbandonato racconta una responsabilità interrotta e un trauma indelebile per l’animale. Dietro quel gesto non c’è soltanto la sua sofferenza, ma il fallimento di una decisione presa senza la necessaria consapevolezza. Per questo, il contrasto all’abbandono non può limitarsi alla repressione: deve iniziare molto prima, promuovendo una cultura della responsabilità affettiva e della scelta consapevole.
Occorre aiutare le persone a comprendere che adottare significa assumersi un impegno etico, emotivo e relazionale che dura per tutta la vita del cane.



