L’attenzione verso gli animali d’affezione ha raggiunto nuove frontiere anche nel diritto: una recente norma brasiliana riconosce infatti la possibilità di ottenere un affidamento condiviso degli animali domestici quando i partner non trovano un accordo. La notizia, riportata da Bbc Brasil, sottolinea come il ruolo sociale e affettivo dell’animale venga ormai considerato parte integrante della vita familiare, con conseguenze pratiche su custodia e spese.
Allo stesso tempo, in Italia permane l’assenza di una disciplina specifica: come spiega l’avvocata Giada Bernardi, fondatrice di GiustiziAnimale, i tribunali italiani intervengono applicando per analogia le norme previste per i figli minori, valutando l’interesse materiale, spirituale e affettivo dell’animale.
Questo approccio giurisprudenziale riflette una trasformazione culturale che rende il tema tanto giuridico quanto emotivo.
Il cambiamento in Brasile
La nuova legge brasiliana attribuisce al giudice la capacità di definire le modalità di custodia quando i coniugi o i conviventi non riescono a trovare un’intesa.
In pratica, se cane o gatto hanno condiviso la vita di entrambi i membri della coppia, l’autorità giudiziaria può stabilire un regime di custodia condivisa e una ripartizione delle spese necessarie al mantenimento. La norma prevede inoltre tutele specifiche: sono esclusi i casi con precedenti penali o con situazioni riconducibili a violenza domestica, in modo da salvaguardare il benessere dell’animale.
Come funziona la nuova norma
Dal punto di vista operativo la legge consente soluzioni flessibili: si può prevedere un calendario alternato di permanenza, una suddivisione delle spese veterinarie o la designazione di responsabilità precise per l’alimentazione e la cura quotidiana. L’obiettivo dichiarato è tutelare il benessere dell’animale evitando che i pet diventino strumenti di contesa. La norma brasiliana mette quindi al centro criteri di stabilità affettiva e continuità delle cure piuttosto che la mera titolarità formale.
La situazione in Italia
In Italia non esiste attualmente una legge che regoli specificamente l’affidamento degli animali in caso di separazione; pertanto i tribunali ricorrono all’analogia con le norme sulla genitorialità. Nonostante nel diritto civile gli animali siano ancora classificati come res, il quadro interpretativo si è evoluto: la giurisprudenza moderna tende a considerare l’animale come soggetto di relazioni affettive, valorizzando il legame con le persone coinvolte e applicando criteri che mirano alla tutela dell’interesse dell’animale stesso.
Ruolo del giudice e principi applicati
Secondo l’interpretazione oggi prevalente, il giudice valuta elementi quali l’oggettiva capacità di cura, la stabilità dell’ambiente, il tempo di permanenza con ciascuna persona e il grado di attaccamento precedentemente instaurato. Il principio guida resta l’ interesse dell’animale, inteso in senso materiale, spirituale e affettivo; di conseguenza il proprietario anagrafico (ad esempio l’iscrizione all’anagrafe canina) non è sempre determinante ai fini del collocamento o del diritto di visita.
Modalità pratiche e possibili soluzioni
Le formule applicabili sono variegate e pensate per ridurre l’impatto emotivo sulla bestiola: si può optare per un affidamento congiunto con periodi di permanenza alternati, oppure per un collocamento prevalente presso una parte con il riconoscimento di un diritto di frequentazione per l’altra. In termini economici è prassi richiedere la contribuzione alle spese veterinarie e di mantenimento. Spesso i consulenti suggeriscono soluzioni «a calendario» che permettono di pianificare le routine quotidiane e garantire continuità assistenziale.
In entrambi i contesti, come sottolineato dagli operatori del settore, rimane imprescindibile valutare il tratto relazionale tra persona e animale: il diritto interviene per proteggere una relazione che ha valore sociale e psicologico, non per considerare il pet come un mero bene patrimoniale. Se da un lato la legislazione brasiliana offre un modello esplicito per l’affidamento condiviso, dall’altro l’Italia mostra un percorso giurisprudenziale che valorizza il principio dell’ interesse superiore dell’animale, con soluzioni flessibili e orientate alla tutela del benessere.

