Le amministrazioni regionali del Nord-est italiano hanno adottato misure eccezionali per arginare la diffusione di una grave malattia infettiva che sta colpendo le popolazioni di lepri selvatiche e gli allevamenti di conigli. A partire dalla fine di ottobre, la caccia alla lepre è stata interrotta in molte zone, mentre sono stati rafforzati i controlli veterinari nei siti di produzione animale.
Le decisioni sono state prese in risposta a casi confermati di mixomatosi variante Toledo, una forma particolarmente aggressiva del virus MYXV che provoca lesioni cutanee e problemi respiratori nei lagomorfi. Il provvedimento è stato varato dal presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, e ha subito eco anche nella Lombardia, dove la situazione sanitaria ha richiesto interventi analoghi.
Veneto: stop provvisorio della caccia alla lepre in 12 aree
Il 31 ottobre è scattato il divieto di caccia alla lepre comune (Lepus europaeus) in dodici zone territoriali della regione, più un comprensorio alpino, per l’intera durata del periodo di caccia (31 ottobre-30 novembre). Le aree interessate comprendono le province di Rovigo, Padova, Venezia, Verona e Treviso; la provincia di Belluno è rimasta esclusa poiché finora non sono stati riscontrati focolai. La decisione prevede inoltre il blocco di tutti i progetti di ripopolamento di lepri, comprese le importazioni dall’estero, fino a nuove valutazioni epidemiologiche.
Il provvedimento è stato motivato dalla necessità di evitare che il movimento degli animali contribuisca a una più ampia diffusione del virus. Stefani ha sottolineato che la misura è “cautelativa, mirata e temporanea”, volta a preservare la fauna selvatica veneta e a tutelare il patrimonio faunistico regionale. Sono state anche diffuse linee guida per cacciatori, agricoltori e operatori faunistici, invitandoli a segnalare immediatamente qualsiasi lepre trovata morta o con sintomi sospetti, quali gonfiore delle palpebre, congiuntivite o noduli cutanei.
Il blocco dei ripopolamenti ha anche ripercussioni sul mercato locale di selvaggina, ma le autorità hanno ritenuto prioritario contenere l’epidemia. Il monitoraggio continua a livello provinciale, con l’impiego di squadre veterinarie dedicate a campionare le popolazioni di lepri e a verificare l’efficacia delle misure di contenimento.
Lombardia e Cremona: chiusura anticipata e controlli negli allevamenti di conigli
In Lombardia, la Regione ha ordinato una chiusura anticipata della stagione venatoria in sei ambiti della provincia di Cremona a partire dal 26 ottobre, a seguito di risultati positivi ottenuti dall’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna. I test hanno confermato la presenza della variante Toledo della mixomatosi in tre aree di caccia della vicina provincia di Mantova, rendendo necessario un intervento rapido per contenere il focolaio.
Gli accertamenti hanno evidenziato casi sia in lepri selvatiche sia in un allevamento di conigli, con sintomi tipici della malattia quali noduli sulla testa e sulle orecchie, edema palpebrale, congiuntivite e gonfiore delle mucose genitali. Il Ministero della Salute ha ricordato che, sebbene la mixomatosi non sia zoonotica, può compromettere gravemente la consistenza delle popolazioni di lepri e la redditività degli allevamenti di conigli, settore in cui il Veneto produce circa il 40% della carne nazionale.
L’assessore all’Agricoltura, Dario Bond, ha annunciato un potenziamento delle attività di sorveglianza: saranno intensificati i controlli veterinari, la segnalazione di animali malati sarà obbligatoria e saranno attivati piani di emergenza per l’eventuale depopolamento delle aree più colpite. L’obiettivo è limitare la diffusione del virus, salvaguardare la fauna selvatica e proteggere la filiera del coniglio, soprattutto nelle province di Treviso e Padova, dove la produzione è particolarmente rilevante.



