Negli ultimi dodici mesi le provincie toscane di Arezzo, Massa Marittima e la zona del Mugello hanno registrato un incremento significativo di incontri violenti tra branchi di lupi e le attività pastorali. Le testimonianze dei contadini, i referti sanitari e le analisi della task force lupo regionale dipingono un quadro preoccupante, con numeri di avvistamenti e danni in crescita costante.
Questo fenomeno ha riacceso il dibattito su come conciliare la tutela della fauna selvatica con la protezione dei greggi e delle persone che li gestiscono. Di seguito una ricostruzione dei fatti più emblematici, raccolti tra settembre 2025 e settembre 2026, con dati, dichiarazioni e le critiche rivolte alle istituzioni.
Arezzo: dati della task force e la mappa degli avvistamenti
Il monitoraggio effettuato dalla Task Force Lupo istituita dalla Regione Toscana nel 2025, ha registrato 34 segnalazioni di presenza di lupi nell’intera provincia di Arezzo. Di queste, 12 sono state confermate da operatori sul territorio, concentrandosi soprattutto nei comuni di Ceciliano, Rassina, Laterina-Pergine e nel Casentino. La mappa degli avvistamenti mostra una crescita lineare, con picchi di attività durante i mesi autunnali.
Dati statistici e aree critiche
Le analisi geografiche evidenziano che le zone di maggiore conflitto coincidono con pascoli aperti a bassa densità abitativa, dove i guardian canini svolgono un ruolo fondamentale. Tuttavia, le segnalazioni indicano che anche recinti ritenuti conformi alle norme regionali sono stati penetrati, suggerendo una possibile evoluzione del comportamento dei branchi. Le autorità hanno sottolineato la necessità di potenziare i dispositivi di monitoraggio e di aumentare la presenza di pattuglie, ma finora i risultati concreti sono ritenuti insufficienti dagli allevatori locali.
Valpiana (Massa Marittima): l’attacco alla pastora Marisa Aronne
Il 20 settembre 2026, intorno alle 8:30 del mattino, la pastora Marisa Aronne, accompagnata dal fratello, è incappata in una scena drammatica vicino alla stalla dell’azienda agricola Campo all’Aia. Tre lupi avevano circondato gli otto cani da guardia che proteggevano un gregge di circa 500 pecore. Quando Marisa è intervenuta per salvare un cucciolo di cane, è stata morduta all’orecchio, subendo una ferita che ha richiesto trenta punti di sutura.
Le parole della pastora e la risposta istituzionale
Marisa ha dichiarato di essere stata quasi “sventrata” dall’animale, con il timore di perdere permanentemente l’udito. Dopo l’intervento chirurgico è stata trasferita all’ospedale di Massa Marittima per ulteriori accertamenti. Il Comitato Pastori d’Italia ha immediatamente chiesto al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani di adottare misure più incisive. Il consigliere regionale Luca Minucci (Fratelli d’Italia) ha accusato la task force di aver fallito, rimandando a un “contenimento immediato” di lupi e ibridi.
Panicaglia (Borgo San Lorenzo): il branco che ha devastato il recinto
Durante la notte precedente il 22 settembre 2026, un branco di lupi si è introdotto nel recinto di un’azienda agricola a Panicaglia, distruggendo due capre e una pecora. Il proprietario, Fabrizio Bartolini, ha trovato gli animali sventrati la mattina seguente, nonostante fossero custoditi in un recinto conforme alle normative regionali.
Il peso economico per gli allevatori mugellani
Bartolini ha sottolineato l’allarme per la vicinanza del recinto alle abitazioni e l’impossibilità di capire come i predatori siano riusciti a penetrare le barriere. Oltre alla perdita degli animali, il contadino deve farsi carico dello smaltimento delle carcasse, una spesa non indennizzata. In precedenti mesi, due mucche gravide del suo allevamento hanno abortito a causa della presenza di lupi, aggravando ulteriormente la situazione economica. Il caso di Panicaglia si aggiunge a una lunga serie di rilievi che hanno portato alla scomparsa di molte piccole aziende ovine della Mugello, lasciando in vita solo gli allevamenti più grandi.
Le testimonianze di Marisa Aronne, di Fabrizio Bartolini e i dati raccolti nella provincia di Arezzo mostrano un fenomeno in espansione, dove la convivenza tra lupi e attività rurali è sempre più tesa. Le richieste di intervento più decise da parte dei pastori e delle associazioni di categoria si scontrano con le risposte finora percepite come lente dalla task force regionale, alimentando un dibattito che sembra destinato a evolversi nei prossimi mesi.



