Il cancro è oggi tra le principali cause di mortalità per gli animali da compagnia e, per comprendere davvero l’entità del problema, servono dati solidi e accessibili. Un gruppo del Veterinary Data Science Group dell’Università di Liverpool insieme all’Università di Las Palmas de Gran Canaria (ULPGC) ha costruito un database open source che raccoglie oltre un milione di record diagnostici su cani e gatti, creando una base unica per studi epidemiologici su larga scala.
Questa iniziativa è stata pubblicata sulla rivista Veterinary and Comparative Oncology e rappresenta una svolta nella possibilità di analizzare le neoplasie negli animali da compagnia.
L’obiettivo è superare la frammentazione dei dati che fino a oggi ha ostacolato la ricerca: molte diagnosi restano confinate nei laboratori privati e difficilmente accessibili.
Integrando informazioni provenienti da cliniche e laboratori tramite reti come SAVSNET (Small Animal Veterinary Surveillance Network), il progetto mette a disposizione ricercatori e clinici di tutto il mondo di un set di dati ampio e standardizzato, utile sia per analisi epidemiologiche sia per ipotesi genetiche e ambientali.
La banca dati: struttura e percorso di costruzione
La creazione del registro è il risultato di un lavoro pluriennale che ha coinvolto patologi veterinari, epidemiologi e data scientist, coordinati dal Veterinary Data Science Group e dall’ULPGC. Le informazioni incluse provengono in gran parte da raccolte cliniche e da laboratori diagnostici nel Regno Unito, gestite anche attraverso SAVSNET. Il materiale è stato anonimizzato e aggregato per creare un registro dei tumori pronto per la ricerca, permettendo analisi statistiche robuste e la condivisione aperta dei dati per studi comparativi.
Composizione e dimensioni del dataset
Il database copre più di 200 razze canine e feline e oltre 150 tipi di tumore, registrando sia neoplasie comuni sia forme rare. Questa ampiezza consente di valutare con maggior potenza statistica associazioni razza-tumore e di investigare patologie a bassa incidenza che prima erano difficili da studiare. Tra i tumori segnalati con predisposizione di razza figurano il mastocitoma nei bulldog, l’emangiosarcoma nei pastori tedeschi e l’osteosarcoma nei cani di tipo molossoide.
Contributo alla ricerca e alla pratica clinica
Un registro così ampio apre possibilità concrete per migliorare la prevenzione e la diagnosi precoce: grazie a dati su età, razza e tipo istologico, i ricercatori possono modellare il rischio e i veterinari possono progettare protocolli di screening mirati. Le prime analisi hanno indicato anche possibili relazioni tra pratiche di sterilizzazione e rischio di specifici tumori, suggerendo nuove piste di ricerca sulle basi genetiche e ormonali delle neoplasie.
Implicazioni per veterinari e proprietari
Dal punto di vista clinico, disporre di una mappa epidemiologica dettagliata significa poter consigliare screening e controlli in modo più mirato: ad esempio, negli studi riportati la probabilità di sviluppare una neoplasia nei cani aumenta significativamente con l’età, in particolare tra i 9 e gli 11 anni, per cui è consigliabile iniziare controlli accurati a partire dagli 8 anni. Nei gatti, l’età media per l’insorgenza di neoplasie maligne si attesta intorno agli 11 anni. Informazioni di questo tipo aiutano a pianificare visite preventive più efficaci.
Italia, registri locali e prospettive internazionali
In Italia non esiste ancora un sistema nazionale centralizzato per i registri dei tumori animali: le raccolte sono gestite a livello territoriale da diversi Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS). Solo nel Lazio, tra il 2008 e il 2026, il registro ha registrato oltre 10.000 casi di neoplasie in cani e gatti, con tumori mammari, cutanei, carcinomi e sarcomi tra i più frequenti nei cani e carcinomi squamosi orali e fibrosarcomi nei gatti. Collegare questi archivi locali a un registro internazionale può potenziare confronti ambientali e genetici utili per la prevenzione.
Il percorso iniziato con l’iniziativa globale del 2018 per la sorveglianza veterinaria dei tumori e la prima versione del registro pubblicata nel 2026 (con oltre 100.000 tumori identificati e più di 180.000 cartelle cliniche elettroniche) mostra come la collaborazione internazionale sia la chiave per affrontare un problema sanitario complesso. Rendere il dataset open source permette a ricercatori di tutto il mondo di esplorare i dati e proporre nuove strategie di studio e intervento.
In sintesi, la nuova banca dati non è solo un archivio: è uno strumento operativo per trasformare osservazioni cliniche in conoscenze utili a ridurre l’impatto del cancro sugli animali da compagnia, migliorare la prognosi e orientare politiche di prevenzione basate su evidenze solidissime. La condivisione dei dati e la cooperazione tra laboratori, cliniche e centri di ricerca rimangono elementi essenziali per sfruttare appieno il potenziale di questa risorsa.

