Le feste, i temporali e i fuochi d’artificio possono trasformarsi in momenti di ansia intensa per molti animali: tremori, vocalizzazioni, tentativi di fuga e alterazioni dell’appetito sono segnali comuni che mettono a dura prova sia il pet sia la sua famiglia.
Oltre alle terapie farmacologiche, alcune persone cercano soluzioni alternative come la biorisonanza, una pratica che promette di intervenire sulle “frequenze” emesse dall’organismo per favorire il rilassamento e l’autoregolazione.
Che cos’è la biorisonanza
Secondo i suoi sostenitori, la biorisonanza si basa sulla registrazione e modulazione di segnali elettromagnetici prodotti dall’organismo.
Dispositivi specifici rileverebbero presunte alterazioni nelle emissioni e invierebbero segnali correttivi con l’intento di riequilibrare lo stato emotivo e fisiologico dell’animale. In parole semplici: si tratta di un intervento non invasivo che mira a “normalizzare” delle frequenze considerate dissonanti.
Cosa dice la scienza
La letteratura veterinaria non ha ancora raggiunto un consenso chiaro sull’efficacia di questa tecnica.
Mancano studi controllati e replicabili in numero e qualità sufficienti per trarre conclusioni definitive. Per questo motivo la comunità scientifica e gli enti regolatori invitano alla prudenza: la biorisonanza può essere vista come terapia complementare, ma non sostituisce la diagnosi e i trattamenti veterinari basati su evidenze consolidate.
A chi può essere utile
La biorisonanza viene proposta soprattutto per animali che manifestano forte sensibilità a rumori improvvisi — cani e gatti che temono i botti, i temporali o altri scoppi. Può essere presa in considerazione da chi preferisce approcci non farmacologici o da proprietari che cercano un’opzione integrativa quando gli interventi comportamentali tradizionali non sono abbastanza efficaci. Rimane però fondamentale una visita veterinaria preventiva per escludere cause mediche sottostanti all’ansia.
Come si svolge il trattamento
Il trattamento è generalmente indolore e non richiede ricovero: molti animali restano a casa e alcuni si rilassano o si addormentano durante la seduta. Esistono due modalità pratiche: il lavoro diretto dell’operatore con strumenti dedicati o l’uso di app e dispositivi che riproducono le frequenze su smartphone o tablet. I protocolli variano in durata e parametri e dovrebbero essere personalizzati in base alla storia clinica e comportamentale del singolo animale.
Precauzioni e controindicazioni
– Non sostituire mai la visita del veterinario: se compaiono sintomi fisici o c’è un peggioramento, occorre un controllo medico. – Affidarsi a operatori qualificati e verificare la sicurezza e la taratura dei dispositivi. – Tenere presente l’assenza di standard condivisi: senza dati comparativi è difficile stimare benefici e rischi su larga scala.
Monitoraggio e misurazione dei risultati
Per valutare l’efficacia è consigliabile raccogliere osservazioni e dati prima e dopo il trattamento: registrare frequenza e intensità dei sintomi, eventuali parametri fisiologici e cambiamenti comportamentali aiuta a capire se l’intervento ha effetto. La standardizzazione dei protocolli e studi clinici ben disegnati rimangono passaggi necessari per stabilire indicazioni chiare.
Consigli pratici per i proprietari
– Parlate con il vostro veterinario comportamentalista prima di iniziare qualsiasi percorso. – Programmate sedute preventive con anticipo rispetto a eventi noti (festività, stagioni dei fuochi d’artificio) se si opta per la biorisonanza. – Preparate un “rifugio tranquillo” in casa: luci soffuse, oggetti familiari e un ambiente che il pet associa al conforto. – Combinate approcci: training comportamentale, modifiche ambientali e, quando necessario, terapie farmacologiche guidate dal veterinario.
Una parola sul metodo
Professionisti e analisti esperti nel campo della gestione del rischio ricordano che, come per ogni nuova tecnologia, serve rigore nella valutazione: dati misurabili, trasparenza sui protocolli e verifiche indipendenti. La biorisonanza potrebbe offrire benefici a singoli animali, ma per trasformarla in una pratica raccomandabile su larga scala servono prove più solide. Valutazione medica, operatori qualificati, monitoraggio dei risultati e un approccio combinato restano i pilastri per proteggere il benessere degli animali sensibili.





