Lupo morto dopo il ricovero: l’ospedale veterinario di Matelica risponde alle critiche

La struttura di Unicam e l'Ast chiariscono la gestione del lupo ritrovato a Recanati, sottolineando competenze veterinarie, convenzioni e le difficoltà cliniche che hanno portato al decesso

Lupo recuperato a Recanati muore dopo il ricovero: ricostruzione dei fatti

Un lupo recuperato a Recanati e successivamente deceduto dopo il ricovero ha suscitato critiche da parte di associazioni ambientaliste. L’episodio riguarda l’intervento sanitario condotto dall’Ospedale veterinario universitario di Matelica (Ovud) e dal Servizio veterinario dell’Ast di Macerata.

In questo articolo si ricostruiscono i passaggi principali: dalla segnalazione iniziale alle scelte operative, fino alle risposte pubbliche della direttrice dell’Ovud, la professoressa Angela Palumbo Piccionello, e del direttore del Servizio veterinario dell’Ast, Alberto Tibaldi.

La versione dell’ospedale veterinario di Unicam

La direttrice dell’Ovud ha respinto le accuse diffuse da sei associazioni ambientaliste (Amici animali Osimo, Lupus in fabula, Lipu, Lac, Lav e Wwf), definendo le informazioni «non veritiere». Secondo la professoressa Piccionello, le contestazioni non tengono conto dell’attività svolta dalla struttura.

La direttrice ha precisato che l’ospedale non è una semplice clinica per piccoli animali, ma una struttura con oltre 30 medici veterinari che collabora da anni con la Regione Marche per la gestione della fauna selvatica. In particolare, la collaborazione riguarda il ricovero, la cura e la terapia di specie selvatiche.

La lunga esperienza della struttura comprende la predisposizione di spazi dedicati al ricovero dei selvatici e l’esecuzione di interventi chirurgici complessi. La direttrice ha sottolineato l’organizzazione interna e le procedure adottate per i casi di fauna selvatica, come elementi centrali dell’attività istituzionale.

Competenze e attività svolte

In continuità con le procedure interne già richiamate, l’Ovud conferma una convenzione consolidata con la Regione e una collaborazione stabile con i CRAS regionali e il centro Monte Adone per il recupero e la riabilitazione della fauna selvatica.

La struttura riferisce che, nel 2026, ha preso in cura 225 animali selvatici, tra cui diversi lupi, molti dei quali hanno ricevuto trattamenti specialistici prima del trasferimento ai centri di recupero per la riabilitazione e il rilascio in natura.

La direttrice sottolinea che il supporto alla Regione è svolto da anni e che l’Ovud dispone di locali appositamente progettati per la gestione dei casi di fauna selvatica.

La ricostruzione dell’Ast sul recupero dell’animale

Ast di Macerata riferisce che il recupero di un lupo è avvenuto l’8 febbraio dopo la segnalazione di un privato. L’animale era nella corte di un’abitazione a Recanati. Il personale locale è intervenuto al numero di emergenza per la prima verifica.

Il Servizio veterinario presente sul posto ha confermato la specie e ha inviato fotografie al CRAS, centro di recupero animali selvatici, per la valutazione specialistica. Poiché il CRAS non ha potuto intervenire immediatamente, si è disposta la custodia temporanea in un box isolato presso il canile sanitario di Civitanova, in attesa del trasferimento e delle cure successive.

Tempistiche e responsabilità operative

Successivamente, l’Ast ha comunicato che l’animale è stato messo in sicurezza e che alle 18 dello stesso giorno un operatore del Cras ne ha preso in carico la gestione.

Il trasferimento ha avviato le fasi di gestione clinica necessarie per valutare le condizioni dell’animale e definire le cure successive.

Il direttore Tibaldi ha sottolineato che il personale impiegato è adeguatamente formato per il recupero e la gestione in sicurezza sia di animali d’affezione sia di selvatici in stato di necessità.

L’Ast ha inoltre ribadito l’esistenza di una convenzione di secondo livello con l’Ovud per prestazioni specialistiche, definendo la struttura di Unicam «di indiscussa competenza ed eccellenza» per i casi complessi.

Alessandro Bianchi, giornalista con esperienza nel settore tecnologico e gestionale, osserva che la rete di competenze e le procedure condivise sono determinanti per il buon esito degli interventi su fauna selvatica.

Cause del decesso e valutazioni finali

La direttrice dell’Ovud ha spiegato che il lupo presentava gravi compromissioni multiorgano. Nonostante le terapie somministrate per dieci giorni, le lesioni sistemiche hanno reso vano ogni intervento.

La struttura ha precisato che la morte non è riconducibile a carenze strutturali o a mancanze di competenze del personale. La dichiarazione sottolinea invece la gravità del quadro clinico al momento del ritrovamento e la rapidità con cui è stata attivata la catena di soccorso.

L’Ovud ha ricordato il proprio impegno venticinquennale nell’assistenza a animali domestici, randagi e selvatici e la partecipazione a eventi dedicati al benessere animale. Questo richiamo conferma il ruolo operativo e formativo della struttura nelle reti territoriali di tutela.

Per chiarire le cause cliniche definitive sono in corso ulteriori accertamenti diagnostici e valutazioni post mortem, che saranno comunicati non appena disponibili.

Le posizioni ufficiali di Ovud e Ast rispondono alle critiche delle associazioni ambientaliste indicando protocolli operativi e collaborazioni istituzionali attive. I documenti descrivono i percorsi di presa in carico, che prevedono custodia temporanea, trasferimento a strutture specialistiche e, quando possibile, invio ai centri di recupero per la riabilitazione.

Resta aperto il dibattito pubblico su comunicazione e trasparenza; tuttavia le note rilasciate mirano a chiarire procedure e competenze applicate nel caso specifico. Sono in corso ulteriori accertamenti diagnostici e valutazioni post mortem, i cui risultati saranno comunicati non appena disponibili.

Scritto da Staff

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