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Proposta di legge sul patentino per i cani
La recente proposta di legge sul patentino per i cani è stata presentata al Senato, dando origine a un acceso dibattito tra esperti e appassionati di animali. Intitolata “Norme specifiche per alcune tipologie di cani a tutela del loro benessere e della pubblica incolumità”, la legge intende stabilire requisiti formativi per i proprietari di cani appartenenti a determinate razze.
Tuttavia, sorgono molteplici interrogativi e criticità che richiedono un’approfondita analisi.
Il concetto di “save list”
Uno degli aspetti principali della proposta è l’introduzione di una “save list”, che si riferisce a specifiche razze canine considerate a rischio di abbandono o cattiva gestione.
Queste razze, elencate in un allegato della legge, dovrebbero essere tutelate da situazioni di pericolo derivanti da proprietari irresponsabili. È fondamentale chiarire che questo termine non implica un vero e proprio salvataggio, ma piuttosto un tentativo di regolamentare i proprietari in modo più rigoroso.
Tipologie di razze e pedigree
La legge definisce le razze che rientrano in questa lista, ma è importante notare che i cani senza pedigree, sebbene possano apparire morfologicamente simili a razze riconosciute, non possono essere considerati “di razza”. Questa distinzione crea una netta separazione tra cani di serie A e di serie B, penalizzando ulteriormente quelli privi di documentazione ufficiale.
Requisiti di formazione e test pratico
Secondo il testo legislativo, i proprietari di cani appartenenti alla \”save list\” sono obbligati a completare un percorso formativo, culminante in un test per ottenere il patentino. Questo percorso include un test pratico, il Cae 1, gestito dall’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (E.N.C.I), che attesta l’affidabilità del cane in contesti urbani. Tuttavia, la legge prevede un’importante eccezione per i cani muniti di pedigree, i quali sono esentati da tali requisiti.
Le contraddizioni della proposta
La logica che sottende a questa eccezione risulta discutibile. Si presume che i cani con pedigree siano automaticamente più equilibrati e capaci di affrontare situazioni complesse. Ciò solleva interrogativi: come può un documento attestare la capacità di un cane di discernere tra situazioni pericolose e sicure? Inoltre, si genera un paradosso: i cani senza pedigree, nonostante possano essere altrettanto capaci, vengono penalizzati, rischiando l’abbandono.
Le conseguenze per i cani senza pedigree
Se la proposta di legge dovesse essere approvata, le conseguenze per i cani privi di pedigree sarebbero devastanti. Questi animali, già spesso vittime di pregiudizi e abbandoni, si troverebbero ulteriormente svantaggiati. Le adozioni, già difficili, potrebbero diminuire ulteriormente, relegando questi cani a un’esistenza di solitudine e abbandono nei canili.
Riflessioni sulla proposta di legge
È necessario analizzare le reali intenzioni di questa proposta di legge. La tutela degli animali e la sicurezza pubblica non possono essere garantite attraverso discriminazioni tra razze canine. La società civile deve valutare se questa sia la legislazione che desidera: una legge che rischia di escludere e penalizzare i più vulnerabili, anziché proteggerli. Solo un dibattito aperto e onesto potrà condurre a una soluzione più equa e rispettosa per tutti i cani.





