Spese e benefici della convivenza con cani e gatti: cosa dice lo studio

Lo studio della LAV fotografa spese mediche e alimentari, benefici sulla salute e proposte per abbassare l'IVA su cibo e prestazioni veterinarie

Negli ultimi anni la presenza di animali domestici nelle case italiane è diventata una realtà consolidata: circa il 40% delle famiglie convive con almeno un animale da compagnia. Questo fenomeno genera una serie di effetti che vanno oltre l’affetto reciproco, con ripercussioni economiche, sanitarie e sociali che meritano attenzione.

Lo studio intitolato “La convivenza con cani e gatti: il valore sociale ed economico”, commissionato da LAV e realizzato da REF Ricerche, mette insieme numeri e proposte per leggere quel che sta accadendo.

Nel documento emergono sia costi certi per le famiglie sia risparmi tangibili per il sistema sanitario: a chi convive con un pet spettano spese quotidiane per alimentazione, visite e farmaci, ma la presenza dell’animale può anche ridurre l’uso di servizi sanitari in alcune fasce di popolazione.

Tra le raccomandazioni spiccano interventi fiscali e politiche di veterinaria sociale per garantire cure accessibili a tutti.

Il peso economico per le famiglie

Secondo l’analisi, la spesa complessiva per beni e servizi legati a cani e gatti in Italia si avvicina a 7 miliardi di euro l’anno, con una spesa media superiore ai 600 euro annui per animale se si considerano alimentazione e cure sanitarie.

Queste cifre spiegano perché il costo rappresenti un ostacolo reale: il 23% delle persone rinuncia ad adottare un animale per timore delle spese e il 10% è stato costretto a separarsi dal proprio pet per ragioni economiche, dati ripresi dal Eurispes – Rapporto Italia 2026. A livello macroeconomico la cosiddetta pet economy pesa per circa lo 0,4% sul PIL nazionale e sostiene quasi 96.000 posti di lavoro.

Spese ricorrenti e scelte famigliari

Le voci di spesa che incidono maggiormente sono alimentazione, cure veterinarie, farmaci e prodotti per l’igiene. Per molte famiglie la scelta di non prendere un nuovo animale o di rinunciarvi nasconde una valutazione economica concreta: si calcola che la gestione di un pet può influenzare il bilancio domestico in modo significativo, soprattutto nelle situazioni di fragilità finanziaria. In questo quadro, misure che riducano i costi fissi possono cambiare la disponibilità all’adozione e limitare l’abbandono.

I benefici per la salute pubblica

Oltre ai costi, lo studio evidenzia benefici misurabili: la convivenza con un animale può contribuire a una riduzione delle visite mediche negli anziani, stimata intorno al 15%, con conseguenti risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale. Una stima riportata da Assalco Zoomark, 2026 quantifica questi risparmi in circa 4 miliardi di euro all’anno. Ciò mette in luce un paradosso: se da un lato i proprietari affrontano spese immediate, dall’altro la società ottiene ritorni economici e di benessere che andrebbero considerati nelle politiche pubbliche.

Proposte fiscali e politiche pubbliche

Per rispondere all’impatto economico e prevenire l’abbandono, LAV propone di rivedere la tassazione su alimenti e prestazioni veterinarie. L’ipotesi prevede l’allineamento dell’IVA sul cibo per animali a quella applicata agli alimenti per persone (4%) e l’azzeramento dell’IVA sulle prestazioni veterinarie, trattandole analogamente alle cure mediche umane. Le stime indicherebbero un onere per la finanza pubblica di circa 577 milioni di euro, somma che potrebbe essere coperta riducendo una quota dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD).

Bilancio pubblico e impatti indiretti

L’idea alla base della proposta è rendere l’intervento neutro per i conti pubblici: spostando risorse da incentivi che incentivano pratiche dannose per l’ambiente verso misure sociali, si otterrebbe un duplice vantaggio. Un fisco più equo favorirebbe l’accesso alle cure, ridurrebbe gli abbandoni e, di conseguenza, i costi per la gestione del randagismo a carico degli enti locali. In Europa, undici Paesi applicano già un’IVA agevolata sui mangimi per animali, e in Italia sono state avanzate proposte bipartisan per estendere riduzioni anche alle spese veterinarie.

Verso una convivenza più sostenibile

La campagna “Cani e gatti: cure e diritti, non privilegi” promossa dalla LAV mira a trasformare questi numeri in politiche concrete: informazione, raccolta firme per petizioni e iniziative locali sono state messe in campo per spingere Governo e Regioni ad agire. Il principio richiamato è quello dell’approccio One Health, che riconosce il legame tra salute animale, salute umana e stato dell’ambiente. Rendere le cure più accessibili non è solo una misura economica, ma una scelta di equità sociale che può rafforzare un modello di convivenza basato su responsabilità e rispetto reciproco.

Scritto da Staff

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