Un team di ricercatori ha avuto davanti a sé un campione enorme: 894 cani appartenenti a circa 120 razze diverse. Provenienti dal Dog Aging Project, questi animali hanno fornito campioni di sangue e informazioni di salute raccolte attraverso questionari periodici. L’obiettivo era capire se la **dimensione corporea** influenzasse il ritmo dei cambiamenti biologici legati all’età. L’analisi ha rivelato che i cani di taglia grande mostrano un accumulo più rapido di specifiche modifiche chimiche del genoma rispetto ai loro omologhi più piccoli.
Analisi su quasi novecento cani di cento venti razze
Gli studiosi hanno concentrato l’attenzione sulla metilazione del DNA un meccanismo epigenetico che aggiunge gruppi metile alle basi citosine, modulando l’attività genica. Utilizzando tecniche di sequenziamento di ultima generazione, hanno mappato i pattern di metilazione e li hanno correlati all’età anagrafica dei cani. Da questi dati è nato un orologio epigenetico capace di stimare l’età biologica con una differenza media di circa un anno rispetto all’età cronologica.
Metilazione del DNA e costruzione dell’orologio epigenetico
L’orologio epigenetico si basa su un algoritmo che combina le posizioni di centinaia di siti di metilazione. Quando un cane invecchia, alcuni marcatori aumentano di intensità mentre altri vengono persi; il modello sviluppato riesce a catturare questo bilancio dinamico. Il risultato è una misura oggettiva del “tempo biologico” indipendente dal calendario, che può essere confrontata con la sopravvivenza reale degli animali.
Taglia e sesso: fattori che accelerano l’invecchiamento molecolare
Confrontando i risultati dell’orologio, è emerso che i soggetti di grandi dimensioni presentano un “età epigenetica” più avanzata rispetto alla loro età reale, indicando un’accelerazione del deterioramento molecolare. Inoltre, il sesso ha giocato un ruolo significativo: i maschi accumulano le modifiche più rapidamente delle femmine, anche quando castrati precocemente. Queste differenze indicano che due variabili – taglia e genere – sono strettamente connesse al ritmo del processo epigenetico.
Impatto sulla sopravvivenza a breve termine
Un’ulteriore analisi ha messo in relazione l’età epigenetica con gli esiti di sopravvivenza. I cani il cui “orologio interno” segna un’età superiore a quella anagrafica hanno mostrato un rischio più elevato di decesso entro i successivi due anni. Questo legame è rimasto significativo anche dopo aver corretto per fattori come razza e condizioni di salute, dimostrando che il cambio epigenetico può predire la mortalità oltre il semplice conteggio degli anni.
Le ragioni di questo fenomeno non sono ancora del tutto chiare. Tra le ipotesi avanzate, vi sono i trasposoni o “geni saltatori”, elementi capaci di spostarsi all’interno del genoma e potenzialmente di destabilizzare la regolazione epigenetica. Tuttavia, gli autori sottolineano che le evidenze finora sono associative e non provano una causalità diretta.
Il contesto di vita di alcune razze grandi, come il levriero irlandese, fornisce un’altra prova pratica: la loro aspettativa di vita media si aggira intorno ai dieci anni o meno, a differenza di molte razze piccole che superano i quindici. Un aneddoto personale citato dallo studio è quello del chihuahua vissuto quasi vent’anni, dimostrando l’enorme variabilità individuale che coesiste con le tendenze di popolazione.
Il progetto Dog Aging Project, che ha coinvolto finora circa 55.000 cani, continua a raccogliere dati longitudinali per approfondire questi meccanismi. La ricercatrice responsabile, Brianah McCoy ha coordinato l’analisi mentre era affiliata all’Arizona State University e ora è docente presso l’Università della Carolina del Nord a Chapel Hill. I risultati aprono la porta a future strategie per rallentare l’invecchiamento nei cani di grandi dimensioni, potenzialmente traducibili anche in contesti umani.



