Un caso di rabbia in un cane residente a Vittorio Veneto in provincia di Treviso ha acceso i riflettori su un problema sanitario di grande rilevanza. Il Ministero della Salute attraverso il Dipartimento della salute umana, della salute animale e dell’ecosistema (One Health), ha confermato la positività al genere Lyssavirus responsabile della rabbia negli animali e nell’uomo.
Questo episodio ha portato alla luce l’importanza di prevenzione e vigilanza soprattutto per chi viaggia in Paesi dove la rabbia è endemica, come alcuni Stati del Nord Africa.
L’origine del contagio e le misure adottate
L’analisi genomica del virus, condotta dal Centro di Referenza Nazionale per la rabbia presso l’IZS delle Venezie ha rivelato una forte somiglianza con i virus attualmente circolanti in Marocco. L’animale, infatti, è stato introdotto irregolarmente dal Marocco in Europa, senza rispettare le normative dell’Unione Europea per l’importazione di animali da Paesi terzi.
A seguito della comparsa di gravi sintomi neurologici, come aggressività e clonia agli arti il cane è stato sottoposto a eutanasia. L’Unità di Crisi Centrale ha immediatamente attivato misure preventive sul territorio, tra cui l’osservazione dei contatti sospetti e una campagna di vaccinazione obbligatoria nel Comune interessato.
Il ruolo dei Medici Veterinari e i consigli per i proprietari
I Medici Veterinari sono chiamati a un ruolo cruciale nella sensibilizzazione dell’utenza. È fondamentale illustrare i gravissimi pericoli derivanti dal contatto con animali randagi provenienti da Paesi dove la rabbia è endemica. I proprietari sono invitati a rispettare le norme sulle movimentazioni e a consultare preventivamente il sito ufficiale della Commissione Europea che disciplina la movimentazione a scopo non commerciale di cani, Gatti e furetti al seguito dei proprietari.
La prevenzione rimane la chiave per evitare nuovi casi. Vaccinare i propri animali domestici e seguire le normative vigenti sono passi essenziali per garantire la sicurezza di tutti.


