L’operazione nota come cavalli di Razza si è chiusa con l’esecuzione di quattro ordini di carcerazione in provincia di Como e con la costituzione spontanea di altre due persone. L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano aveva portato in origine a un provvedimento che coinvolgeva decine di soggetti e ha ricostruito oltre un decennio di attività illecite attribuite alla ‘ndrangheta nel territorio tra Como e Varese.
Gli agenti della squadra mobile di Como hanno rintracciato i destinatari dei provvedimenti nelle proprie abitazioni e, dopo le formalità di rito, li hanno accompagnati nelle strutture penitenziarie competenti per l’espiazione delle pene definitive emanate dalla Corte d’Appello di Milano.
Dettagli delle esecuzioni penali: chi sono i condannati e le pene
Tra gli arrestati figura un uomo di 38 anni residente a Cadorago condannato a 5 anni, 3 mesi e 4 giorni di reclusione e a una multa di 24.000 euro. Nella stessa operazione è stata portata in carcere anche una donna di 58 anni, residente a Rovello Porro moglie di un ex boss locale, condannata anche per associazione di tipo mafioso a 7 anni e 8 mesi di reclusione.
Un 36enne di Albavilla è stato raggiunto dagli agenti per scontare una pena di 8 anni di reclusione per reati legati agli stupefacenti, con una sanzione pecuniaria di 24.000 euro. Infine, un 48enne residente a Pusiano è stato associato al carcere per una condanna a 5 anni, 4 mesi e 5 giorni per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.
Costituzioni spontanee al carcere di Voghera
Oltre alle quattro carcerazioni eseguite localmente, due persone coinvolte nella stessa inchiesta si sono presentate spontaneamente al carcere di Voghera in provincia di Pavia. Entrambi i soggetti sono stati condannati per associazione di tipo mafioso e dovranno scontare una pena definitiva di 7 anni e 4 mesi ciascuno.
Origine e portata dell’inchiesta coordinata dalla Dda di Milano
L’inchiesta, coordinata dai pubblici ministeri Pasquale Addesso e Sara Ombra è stata condotta dalla squadra mobile di Milano e dalla Guardia di Finanza di Como. I magistrati hanno ricostruito una presenza della ‘ndrangheta estesa per circa quindici anni nell’area tra le province di Como e Varese, sottolineando una progressiva trasformazione verso modelli a maggiore impatto imprenditoriale e la capacità di inserirsi nel tessuto economico e legale locale.
Nel corso dell’indagine sono emersi elementi che indicano modalità di mimetizzazione delle attività criminali e ramificazioni transfrontaliere, con collegamenti che hanno raggiunto anche la Svizzera. La ricostruzione investigativa e le successive sentenze hanno confermato reati riconducibili sia al traffico di stupefacenti sia alla partecipazione ad associazioni di tipo mafioso.
Impatto territoriale e significato dell’esecuzione delle pene
L’esecuzione delle condanne rappresenta, per le autorità, l’ultimo atto di un percorso giudiziario che ha richiesto indagini lunghe e articolate. Per la comunità locale e per le forze dell’ordine l’evento segnala sia un’esecuzione pratica delle decisioni giudiziarie sia un momento importante nella lotta alla criminalità organizzata sul territorio comasco, dove le inchieste hanno mostrato forme di infiltrazione economica e legami oltre i confini provinciali.
La dinamica delle carcerazioni—eseguite direttamente nelle abitazioni dai poliziotti della squadra mobile di Como—e le costituzioni spontanee al carcere di Voghera chiudono un ciclo processuale che aveva visto, in una fase iniziale, il coinvolgimento di decine di persone con provvedimenti restrittivi. Il lavoro della Dda di Milano e delle forze di polizia coinvolte continua a essere centrale per monitorare eventuali sviluppi collegati alle reti smantellate.
