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10 Ottobre 2026

Condanna definitiva per bracconaggio: 4 mesi di carcere a Brescia

Un cacciatore di 61 anni è finito dietro le sbarre per aver sfruttato trappole proibite e ucciso specie protette nelle montagne bresciane.

Condanna definitiva per bracconaggio: 4 mesi di carcere a Brescia

La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di quattro mesi di reclusione contro un uomo di 61 anni, coinvolto in una trama di bracconaggio che ha scosso il territorio bresciano. Il provvedimento, emanato con l’ordinanza n. 34799 del 28 settembre 2026, ratifica la decisione della Corte d’Appello di Brescia del 30 settembre 2025, respingendo le richieste di revisione avanzate dall’imputato.

Il provvedimento della Suprema Corte

Il giudizio ha riconosciuto la responsabilità dell’accusato per tre reati in concorso: maltrattamento di animali uso di mezzi di caccia non consentiti e violazione delle norme che tutelano le specie protette e particolarmente protette. L’appello presentato dal difensore è stato dichiarato inammissibile, perché le prove raccolte – tra cui il sequestro di 91 tagliole metalliche – non hanno subito alcuna contestazione valida. La decisione finale sottolinea l’impegno della giustizia a non chiudere un occhio di fronte a reati che minacciano la biodiversità locale.

Le trappole e le specie vittima del bracconaggio

Durante le perquisizioni, le forze dell’ordine hanno recuperato novanta-uno piccoli dispositivi di ferro, concepiti per intrappolare animali selvatici. Nelle tagliole sono stati rinvenuti due ghiri mammiferi protetti per legge, e diversi pettirossi uccelli tutelati dall’articolo 157/1992 e dalla Convenzione di Berna. I ghiri, noti per la loro capacità di arrampicarsi agilmente sui pendii rocciosi, sono considerati indicatori di ecosistemi montani intatti, mentre i pettirossi rappresentano una componente chiave dell’avifauna alpina.

Un modus operandi già noto alle autorità

L’uomo condannato era già stato denunciato per fatti analoghi, sia nell’ottobre 2021 sia in precedenti indagini sul territorio. Al momento dell’intervento delle forze di polizia provinciali, è fuggito a piedi, fornendo poi indicazioni false sulla propria localizzazione e comparendo nuovamente solo dopo diverse ore. Questo comportamento ha rafforzato il profilo di reiterata pervicacia criminale attribuito dal giudice, elemento che ha pesato sulla severità della pena.

Reazione della Lega per l’Abolizione della Caccia

La Lega per l’Abolizione della Caccia (LAC) si era costituita parte nel procedimento penale, denunciando la gravità dei fatti e la necessità di una risposta dissuasiva. L’associazione ha rassicurato gli osservatori che continuerà a sostenere iniziative giudiziarie e campagne informative, con l’obiettivo di impedire che reati abbietti e futili contro la fauna rimangano impuniti. Le valli bresciane sono infatti considerate uno dei “blackspot” dove ogni anno si registrano perdite consistenti di esemplari di avifauna e mammiferi, una realtà che la LAC intende combattere con il sostegno di volontari e cittadini attivi.

Autore

Greta Salvati

Greta Salvati, giornalista specializzata in animali domestici e benessere animale, divulga consigli su cura, salute e convivenza con cani, gatti e altri animali, basandosi su fonti veterinarie.