Tra luglio 2026 e luglio 2026 un’associazione locale ha raccolto oltre 600 chiamate da cittadini che si sono imbattuti in animali selvatici in difficoltà. Questo flusso di segnalazioni ha messo in luce sia la crescente sensibilità della popolazione verso la fauna sia l’assenza di un servizio pubblico stabile nel territorio lodigiano.
Per i residenti la soluzione attuale significa spesso percorrere 50-60 chilometri per raggiungere il Centro recupero animali selvatici (CRAS) di Vanzago o coinvolgere la polizia provinciale, con l’inevitabile impegno di tempo per gli agenti.
Numeri, criticità e risposte immediate
Il volume di richieste di intervento ha richiesto una risposta pratica: per un anno l’associazione è riuscita a garantire le cure grazie a un veterinario che ha prestato servizio gratuitamente, evitando la perdita di molte vite. Tuttavia, la soluzione rimane temporanea e poco sostenibile nel lungo periodo: la carenza di una struttura sul posto crea un vuoto operativo che pesa su cittadini e corpi istituzionali.
In questo contesto il termine CRAS assume valore pratico e tecnico: non è solo un edificio, ma una rete di accoglienza, cure e riabilitazione per la fauna selvatica.
Il ruolo dell’associazione e il contatto diretto
Secondo Angelo Bocchioli e Carmen Ansi, membri dell’associazione, molte segnalazioni arrivano al loro numero anche per motivi tecnici, come la visibilità su Internet, ma la principale difficoltà rimane il trasferimento degli animali e la disponibilità di posti per le cure. L’associazione continua a fornire orientamento e primo soccorso, coordinando volontari e operatori sanitari, ma chiede una soluzione strutturata per non affaticare risorse personali e istituzionali. Per informazioni o per segnalare un animale in difficoltà è possibile contattare il numero 328 4796888.
Il progetto condiviso con le istituzioni
Per dare una risposta duratura è stata avviata una serie di interlocuzioni con enti locali e nazionali: Provincia, Comune, Università, la Riserva Le Monticchie, la polizia provinciale, l’Ordine dei veterinari della provincia di Lodi, i carabinieri forestali, la polizia locale e la Croce Rossa. Durante gli incontri molte realtà hanno riconosciuto l’importanza del progetto e hanno offerto contributi specifici: la Croce Rossa si è resa disponibile per il trasferimento di animali di grossa taglia, mentre l’Università ha garantito supporto sulla componente sanitaria.
La sede come punto critico
Nonostante l’adesione concettuale all’idea di istituire un centro recupero in provincia di Lodi, il nodo centrale resta la definizione della sede. Trovare uno spazio adeguato che rispetti norme sanitarie, logistche e ambientali è indispensabile per attivare il progetto: senza una base operativa le azioni rimangono frammentarie. La ricerca coinvolge tutti i soggetti sopra citati, che hanno messo sul tavolo disponibilità di competenze e risorse, ma ancora non è stato individuato un sito che soddisfi i requisiti richiesti.
Finanziamenti, attività collaterali e appuntamenti pubblici
Nel frattempo l’associazione ha potuto proseguire l’attività grazie a un contributo della Fondazione Banca Popolare di Lodi, integrato da una quota della Provincia. Queste risorse hanno permesso interventi concreti e l’avvio di proposte più ampie, che includono non solo il recupero degli animali selvatici ma anche iniziative rivolte alla convivenza urbana: l’approvvigionamento di cibo per le colonie feline e l’organizzazione del patentino per i possessori di cani.
Corso gratuito per il patentino
Tra le attività già programmate c’è un corso gratuito per il conseguimento del patentino per i proprietari di cani, fissato per il 9 maggio e ospitato nella sala dei Comuni della Provincia di Lodi. L’iniziativa è aperta a tutti gli interessati e rappresenta un’occasione pratica per migliorare la gestione degli animali domestici in città, riducendo situazioni di rischio e incrementando la responsabilità civica. Per iscrizioni e informazioni preliminari è possibile contattare l’associazione al numero 328 4796888.
La questione del CRAS in provincia di Lodi resta quindi un tema aperto: esiste una base di volontà e risorse, ma serve ancora una decisione sulla sede e un piano operativo condiviso. Fino ad allora, la rete di volontari, i professionisti che collaborano gratuitamente e le istituzioni continueranno a lavorare per garantire interventi tempestivi e una migliore tutela della fauna selvatica nel territorio.

