Se vuoi avviare o regolarizzare un’attività legata agli animali da compagnia, la scelta del Codice Ateco è uno dei primi e più rilevanti passi: per molte realtà del settore il codice corretto è 96.99.19. Questa scelta condiziona subito la partita IVA, gli obblighi di fatturazione, l’IVA applicabile, l’iscrizione alle gestioni previdenziali e la possibilità di accedere a regimi agevolati.
Che cosa copre il codice 96.99.19
– Si tratta della voce “attività non comprese altrove” riferita agli animali da compagnia: rientrano qui servizi come toelettatura, pensione breve, addestramento non veterinario, consulenze di comportamento e altre prestazioni similari non classificate altrove.
– La descrizione ufficiale è volutamente ampia: alcune attività specifiche (ad es. interventi con valenza sanitaria o servizi per il randagismo) possono comportare sovrapposizioni con normative locali o altri codici, quindi ogni caso va valutato singolarmente.
Perché la scelta del codice conta
– Inquadramento fiscale e contributivo: a seconda del codice si stabiliscono obblighi di fatturazione, aliquote IVA e l’iscrizione a INPS come artigiano, commerciante o altra gestione.
– Regime forfettario: molte microimprese del settore possono optare per il regime forfettario, ma devono rispettare limiti e condizioni. Attualmente la soglia di ricavi è 85.000 € e, per questo codice, il coefficiente di redditività è pari al 67% (da cui si ricava la base imponibile per l’imposta sostitutiva).
– Controlli e documentazione: fatture dettagliate e registri aggiornati sono essenziali per dimostrare la natura dell’attività in caso di verifiche da parte dell’Agenzia delle Entrate o di altri enti.
Aspetti pratici e adempimenti principali
1. Apertura della partita IVA: va indicato subito il codice ATECO adeguato e scelto il regime fiscale (ordinario o forfettario, se applicabile).
2. Verifica INPS: l’iscrizione e la gestione previdenziale dipendono dalla forma giuridica e dal volume d’affari; informati per tempo sui contributi dovuti.
3. IVA e fatturazione elettronica: l’aliquota ordinaria è del 22%; valuta se sei obbligato alla fattura elettronica e quali modalità di emissione adottare.
4. Autorizzazioni sanitarie e locali: per servizi che toccano aspetti sanitari, randagismo o interventi sul territorio, possono intervenire norme regionali, ASL o ordinanze comunali; la questura e gli uffici competenti segnalano che spesso è necessaria documentazione aggiuntiva.
5. Aggiornamenti e variazioni: se l’attività cambia (inserimento di vendita di prodotti, prestazioni veterinarie, ecc.) va aggiornata la codifica e comunicata tempestivamente all’Agenzia delle Entrate.
Come valutare la natura dell’attività
– Se svolgi attività mista, determina quale prestazione produce la maggior parte del fatturato: la voce prevalente orienterà la scelta del codice. Questo è importante anche per l’accesso a bandi, contributi e per il corretto calcolo dei contributi previdenziali.
– In presenza di più attività, spesso è necessario indicare codici secondari oltre al principale; la descrizione riportata alla registrazione deve rispecchiare la concreta operatività dell’impresa.
Errori da evitare e consigli operativi
– Non sottovalutare la codifica: classificazioni errate possono portare a sanzioni, revoche di agevolazioni o contenziosi amministrativi.
– Fai verificare la tua posizione: una consulenza fiscale preventiva evita fraintendimenti con l’Agenzia delle Entrate e con l’INPS.
– Mantieni la documentazione ordinata: fatture dettagliate e registri sempre aggiornati riducono il rischio di rettifiche.
– Riesamina periodicamente la situazione: cambi di fatturato, inserimento di nuovi servizi o modifiche legislativa impongono una revisione della posizione fiscale.
Riepilogo pratico (passi consigliati prima di partire)
1. Definisci chiaramente le prestazioni offerte e stima il volume d’affari.
2. Scegli il codice ATECO principale (e gli eventuali secondari) coerenti con l’attività effettiva.
3. Valuta il regime fiscale più adatto (forfettario vs ordinario) e verifica i requisiti per il forfettario.
4. Accertati delle eventuali autorizzazioni sanitarie o comunali necessarie.
5. Rivolgiti a un commercialista o consulente specializzato per formalizzare l’apertura della partita IVA e predisporre la documentazione iniziale.





